«Ciò che vedete dipende dalle teorie che usate per interpretare le vostre osservazioni.»
(Albert Einstein)
“People Are Strange” – The Doors
People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone
Women seem wicked when you’re unwanted
Streets are uneven when you’re down
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When you’re strange
When you’re strange
When you’re strange
People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone
Women seem wicked when you’re unwanted
Streets are uneven when you’re down
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When you’re strange
When you’re strange
When you’re strange
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When you’re strange
When you’re strange
When you’re strange
Un paio di settimane fa sono tornata sul Lago Maggiore, l’ultima volta che ci ero stata era dicembre, faceva freddo e uno strato di nebbia ammantava le isole. Questa volta c’era un bel sole, e quando a casa ho estratto la SD dalla macchina fotografica, mi sono stupita di quel che avevo trovato nelle onde sollevate dalla barca in mezzo al lago. Sembravano disegni, e invece sono fotografie.
L’acqua è il mio elemento.
Well, she’s walking through the clouds, With a circus mind that’s running wild, Butterflies and Zebras, And Moonbeams and fairy tales. That’s all she ever thinks about. Riding with the wind.
When I’m sad, she comes to me, With a thousand smiles she gives to me free. It’s alright, she says it’s alright, Take anything you want from me, Anything. Fly on little wing.
“And that old gray wind is blowing And there’s nothing left worth knowing And it’s time you should be going While you see a chance take it, Find romance fake it Because it’s all on you”
Quel che è appeso alla lavagna magnetica nel mio soggiorno è una manciata di carta, pochi grammi che potrei accartocciare nel palmo della mia piccola mano. Ma ci tengo troppo per farlo, perché in quei pochi grammi c’è la mia vita. Quella trascorsa fino ad oggi, ciò che ha contribuito a fare di me la persona che sono. Bè non proprio tutto, pure le cose brutte hanno influito, ma quelle non ci tengo a trovarmele davanti agli occhi ogni volta che rientro e poggio le chiavi sulla mensola.
Ci sono io a poco più di un anno, che appena cammino. Di lì a poco avrei messo le scarpe ortopediche. Chissà perché tutti quelli della mia età prima o poi le hanno portate. A posteriori, non hanno funzionato gran che, ancora consumo i tacchi più all’esterno che all’interno. Scarpe ortopediche e nuoto correttivo. Vasche su vasche tutte a dorso, e lo odiavo ché mi entravano sempre gli spruzzi d’acqua nel naso e a me piaceva nuotare a rana, ma pare che non fosse lo stile adatto a correggere il mio difetto. Ho odiato il dorso ma ho imparato ad amare l’acqua, soprattutto quella del mare. Non ne uscivo finché non avevo gli occhi rossi e le mani lesse, incurante degli ultimatum di mia madre.
Da grande ho incontrato la barca a vela e la subacquea, che mi si sono annidate dentro come un virus inestirpabile. Come fai a spiegare a qualcuno che non ci è mai stato come ci si sente a filare sull’acqua trasportati dalle vele, accompagnati dal vento e dallo sciabordio dell’acqua? Tuffarsi nel mare al mattino ancora prima di aver fatto colazione? Nuotare lì sotto, immersi nel blu con il solo rumore del respiro, e davanti agli occhi pesciolini di barriera, gorgonie, coralli, murene, tartarughe, squali, mante, relitti. È il mio paradiso e l’ora di risalire arriva sempre troppo presto.
C’è la musica. Il concerto dei Pink Floyd del novantaquattro, ancora mi sento addosso gli stessi brividi di allora sulle prime note di piano di “The great gig in the sky”. Quello degli AC/DC di questa estate, bello ma non paragonabile, e il jazz che ho imparato ad apprezzare vivendo accanto a qualcuno che ne sa.
C’è una M e il regalo di compleanno più bello che potesse farmi, quella strisciolina di carta scritta a mano che accompagnava un quadro fatto dipingere apposta per me. Ci sono i libri e i fumetti di Pratt e Pazienza e il monito che un’altra M mi ha lasciato sotto forma di segnalibro. C’è la birra e la buona tavola. Manca un tappo del mio gin preferito, ma a quello rimedierò presto.
Ci sono i viaggi. Praga, il primo dopo il lungo buio, New York quando pensavo di aver raggiunto non dico la felicità ma almeno la serenità. Di Berlino ho bruciato tutto, non ne doveva rimanere traccia. Ci sono quelli del 2014, che son serviti a far ripartire la mia vita attraverso la macchina fotografica. E il biglietto di un treno comprato un giorno in cui il cuore perdeva i battiti tanto erano fitti.
Ecco, questo quadrato di metallo con appiccicata tutta me sta per traslocare a esattamente cinquecentotrentasei chilometri più a nord di qui, insieme al quadro di M. Sono gli unici pezzi che staccherò dalle pareti, tutto il resto rimarrà al suo posto. Poi comprerò un altro quadrato uguale a quello, lo appenderò vicino e continuerò ad attaccarci altri pezzetti di me. Nuovi, diversi, ma sempre miei.
“While You See A Chance” – Steve Winwood
Stand up in a clear blue morning Until you see what can be Alone in a cold day dawning Are you still free Can you be
When some cold tomorrow finds you When some sad old dream reminds you How the endless road unwinds you While you see a chance take it Find romance, fake it Because it’s all on you
Don’t you know by now No one gives you anything Don’t you wonder how you keep on moving One more day Your way Ooooooooh, your way
When there’s no one left to leave you Even you don’t quite believe you That’s when nothing can deceive you While you see a chance take it Find romance, fake it Because it’s all on you
Stand up in a clear blue morning Until you see What can be Alone in a cold day dawning Are you still free Can you be
And that old gray wind is blowing And there’s nothing left worth knowing And it’s time you should be going
While you see a chance take it Find romance, fake it Because it’s all on you
Musicalmente parlando, il 2015 è finito male e il 2016 è iniziato ancora peggio.
Un altra pagina di storia è andata, ed era una bella storia.
E a questo pezzo ci sono particolarmente affezionata.
Raccontino nato dalle foto e l’ispirazione di https://321clic.com/ , che ringrazio tantissimo per la collaborazione e le foto meravigliose!
Sheryl camminava a testa alta, tenendo in braccio i libri e confidando negli amuleti della setta, ma in quella zona della città i teppisti avevano spaccato metodicamente le lampadine dei lampioni per anni, e il buio la metteva a disagio, perciò il passo era veloce.
Non voleva fare brutti incontri – e nel buio non avrebbe potuto vederli arrivare.
Era una bella donna, fiera e combattiva, che aveva dovuto crearsi le proprie occasioni in una società in cui, nonostante tutto, la parità dei sessi era ancora un miraggio lontano.
La rabbia, al solo pensiero delle ingiustizie subite e della paura che tutto sommato il buio le ispirava, la spingevano a camminare ancora più veloce, facendo risuonare ancora più forti i tacchi sul cemento.
Nei mesi precedenti la rottura dell’ennesima relazione e…