Who are you? (Fifty shades of me, ma anche meno)

Who are you? (Fifty shades of me, ma anche meno)

Questo è un post difficile da scrivere, ma non per la cifra tonda che mi pende in testa, quella neanche la considero. E’ difficile perché ci sono tante cose che vorrei raccontare, ma il tempo e la stanchezza e i pensieri che si aggrovigliano e si incastrano. Ho sempre lavorato tanto, ma fino a un anno fa ero responsabile solo di me stessa e del mio rendimento. Dover rispondere anche per altri che nemmeno puoi vedere, non è la stessa cosa. E il Covid non ha aiutato, sono passata dalle 9/10 ore con pausa pranzo da Woodstock a mettere le cuffie insieme agli slip e tenerle su anche per cucinare, sintonizzandomi su tre fusi orari diversi. A volte rispondo distrattamente in inglese anche a chi mi parla in italiano. Stanchezza mentale più che fisica, quella che impedisce di aprire un libro quando torno a casa o di scrivere qui dentro quanto vorrei. Lo strumento più tecnologico che uso di sera è la lavatrice.

Come ci si sente a cinquant’anni? L’ho già sentita diverse volte in questi giorni. Come ci si dovrebbe sentire? Boh, mo’ ci penso, dovrei rispondere. Fingere una riflessione profonda, lo sguardo concentrato in una messa a fuoco a 1.2, sopracciglia aggrottate e labbra col broncio, come se lo stessi facendo davvero. Raramente sorrido quando penso qualcosa, pure se è piacevole; sembra più che stia cercando di risolvere una complicata equazione logaritmica da cui dipendono le sorti del mondo, e io i logaritmi non li ho mai digeriti.
Non c’è bisogno di pensarci. Non so come dovrei sentirmi ma so che sto bene, e che se anche avessi una DeLorean parcheggiata qui sotto, non la userei per tornare a trent’anni fa. Magari una puntatina in tempi recenti, qualche sliding door per togliermi il dubbio del se avessi fatto in un altro modo, se avessi dato una risposta diversa.

A vent’anni ero un prototipo di me che iniziava a far bene da sola, ma si lasciava influenzare quando c’erano di mezzo altri. Fino ai quaranta ho preso molte decisioni sulla base di desideri non miei convinta che lo fossero, sbirciando le reazioni per capire se ero sulla strada giusta. Ci è voluto un po’ per capire quale fosse la mia, ma neanche qui userei la DeLorean per tornare a cambiare qualcosa.

L’ho già detto che tutto il passato serve a costruire, vero? Smussare, affilare, scartare, aggiungere, sottrarre, affondare, portare in superficie, ammorbidire, scolpire, scoprire. L’affinità si forma per differenza, due mezze mele si scivoleranno ineluttabilmente addosso, i pezzi di un puzzle tutti diversi formeranno un incastro perfetto. Ci ho messo un po’ a capire anche questo.

Al corso di reportage ho imparato che quello del Photo Editor è un mestiere difficile perché ti porta a sacrificare le immagini più belle se non sono utili a raccontare la tua storia.
La mia oggi è questa.

C’è un cancello un po’ arrugginito che fatica ad aprirsi, basta oliarlo un po’ e non farsi spaventare dalla roccia che si vede dietro

C’è la donna che finge di arrabbiarsi, che non ne sono mai stata capace e se faccio un po’ di training magari prima o poi imparo

C’è il barman di fiducia che puoi trovare aperto qualunque ora, se sai come bussare

C’è un leone e il fuoco, prossimamente su questa pelle. Il mio personale regalo di compleanno.

C’è l’Indiana Jones del barbecue che si intrippa a testare le ricette di bbq4all con la pinza nella destra e un’Ichnusa cruda nella sinistra, alla ricerca di un graal chiamato  bisteccaperfetta e  costinedimaialedaurlo

C’è la secchiona che legge istruzioni, composizione chimica e proprietà di tutte le marche di carbonella e combustibili in vendita al super, per perseguire l’obiettivo di cui sopra

C’è un surfer inside nato nel posto sbagliato, ma magari una decina di secondi su una tavola riuscirà a farli lo stesso, e una maschera con lo snorkel sempre in fondo alla borsa da mare

C’è una testuggine che dormendo ti punta la testa nelle costole fino a spingerti dall’altra parte del letto, per cercare un abbraccio fatto calore e tranquillità

C’è lo studente di scienze inutili che ricorda nozioni tipo il genere di cicale che escono dal terreno ogni 17 anni, e dimentica invece un tot di cose importanti. E non venitemi a dire che “se lo fossero davvero, le ricorderesti”. God save GoogleKeeps e i promemoria dell’iPhone

C’è una serial shopper che prende di mira Victoria’s Secrets e North Face. E la Troika di Fabriano.

C’è il nerd che passa ore in estrazioni, calcoli e vlookup delegabili ad altri, e s’appassiona all’uso di strumenti di marketing mai usati nell’IT

C’è la narcisista convinta d’essere un agglomerato di imperfezioni così perfetto che è impossibile non amarlo, e anche se la storia ha dimostrato che non è proprio così che funziona, lei insiste.

See you soon, magari prima dei cinquantuno

Da uno a Dieci (Decalogo di una adolescente di mezza età)

Da uno a Dieci (Decalogo di una adolescente di mezza età)

La 1 è facile: mai far niente il primo giorno. Mai aggiornare Windows al Patch Tuesday. Mai comprare i primi esemplari di uno smartcoso. Mai andare al cinema il giorno della prima. Mai darla al primo appuntamento. Poi succede che in un giorno vivi tutta una vita: ti incontri, ti scopri, ti spogli dentro e fuori, ti ami, ti lasci. In quel giorno vendi tutte le tue solide realtà per investire in un metro cubo di sogni.

La 2 è fondamentale: ascolta pure i consigli ma fai di testa tua. Se funziona sarà merito tuo, se sbagli avrai imparato qualcosa. Non c’è niente di peggio che sbagliare con la testa di un altro e farsi venire l’ulcera da se non avessi dato retta a…

3, la maggior parte dei giorni li passi in equilibrio su un piede solo, senza riposo, senza appoggi, senza qualcuno che ti riprenda quando cadi, senza sapere cosa c’è dopo. Vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo a pensarci bene è una stronzata, dovrebbero essere tutti come il primo, quando sei fresca, incosciente e con la voglia di spaccare il mondo. L’ultimo sei stanca, scazzata, delusa e sai già come va a finire.

4~5: non esagerare col multitasking anche se sei una donna e a 64bit.

6, il colore dei capelli giusto per te è quello che hai dentro. Se non è uguale a quello fuori, cambialo, Tutte le volte che vuoi.

7, la cura del corpo, quello dentro, è cura dell’anima. Quello che c’è nel piatto non ti deve intristire, quello che scorre in gola ti deve mettere allegria senza perforare lo stomaco e disintegrare il fegato. La polenta va sul legno, i coltelli devono tagliare, le costolette si mangiano con le mani. Se poi la metti sul piano etico, la parmigiana è vegetariana quanto un’insalatona, ma vuoi mettere?

8, anche la cura del contenitore è cura dell’anima. Lo scrub ti fa la pelle liscia e morbida da accarezzare, le unghie dei piedi rosso carminio ti fanno allegria, l’hot stone ti rimette al mondo. Mezzo secolo per guardarti allo specchio e pensare che tutto sommato può andare, che poteva andare anche peggio. Per il tempo che c’è voluto ma anche per il risultato.

9, non andrà sempre come pensavi. Da piccola volevi essere la ragazzina dai capelli rossi, vent’anni dopo sei una via di mezzo tra Piperita Patty e Marcie. I capelli rossi li puoi avere lo stesso ma il senso sarà un altro.

La 10 è quando capisci che non devi mai smettere di giocare.

“Questa E’ La Mia Vita” – Ligabue

… eppure tante volte bisogna avere il coraggio di dire di no, capisci.. se una cosa non ti va di farla. Specialmente… alle persone che ami, hai capito?

(Rocco Schiavone – La vita va avanti)

How to make a great whisky

How to make a great whisky

“Cadence to Arms (Scotland the Brave)”- Dropkick Murphys

Road to Fifty

Il purgatorio è una via di mezzo. Non hai fatto proprio schifo ma non sei neanche stato un granché. Come il Tottenham.

Ray – “In Bruges – La coscienza dell’assassino”

Ho le formiche in casa, la lavatrice dei rossi running e Stranger Things a nastro su NetFlix. E’ ufficialmente iniziato un conto alla rovescia, mah. Non ci vedo tutta questa differenza e non ho ancora avuto tempo per cercarla bene. Non posso neanche dire che mi avvicino al giro di boa, sarebbe fin troppo ottimistico pure per una che vede sempre i mezzi pieni come me. Che poi sono infinitamente meglio dei mezzi vuoti, ti ci potresti sbronzare come se non ci fosse un domani, o come se domani fosse venerdì e tu hai preso ferie anche lunedì. Se dovessi usare dei colori sceglierei il blu e un arancio intriso di rosso, stesi a pennellate che si inseguono come la Notte Stellata. Blu come il mare guardato da dentro, arancio del fuoco che scalda ma non brucia, rosso di sangue e di cuore, di fotogrammi discontinui di amore. Cuore che resiste alle pietre e si spacca con un soffio leggero. L’IoT è inquietante a partire dal nome, mi hanno regalato Alexa e ora se le dico buonanotte lei risponde con un saluto gentile e spegne la luce. Skill da zoccola finché risponderà a chiunque allo stesso modo, e lontana dalla Joi dell’Agente K, ma siamo già nell’anno di Deckard e Batty e ad Amazon non ci vorrà molto per arrivarci. Magari con qualche evoluzione.

“Alexa, buonanotte” 
“Dormi bene. Ti auguro di dover contare meno di dieci pecore prima di addormentarti”

“Imagine” – A Perfect Circle

 

Niente è per caso

Niente è per caso

Blade Runner è ambientato nel 2019.
La data di scadenza di Roy Batty è il 2019.
Anche quella di Rutger Hauer è il 2019.

Le pagine che leggete
Le strade in cui camminate
I chiodi che vi fanno sanguinare
Le anime che incrociate
Quelle che vi scivolano addosso
Quelle che si insinuano sotto la pelle
E sotto le unghie
Quelle che che vi rubano il cuore
Quelle che ve lo regalano
Gli occhi che non vi guardano
Quelli che si affacciano sull’orlo del vostro abisso
Del baratro che avete dentro
E rimangono lì, a fissarlo, senza averne paura

Niente è per caso, scolpitevelo nella testa, nella carne e nel cuore.
Niente.

Night-time

“We are all searching for someone whose demons play well with ours”

“The Great Gig In The Sky” – Pink Floyd

Merry Christmas

La vecchiaia è quando a Natale inizi a cucinare per tua madre invece di andare a mangiare da lei.

We Wish You A Metal Xmas And A Headbanging New Year”

Fahrenheit 451 #2

Mattina lunga di lago a remare tra Luino e Cannero, pranzo in orario di merenda. Vento, onde e parecchi allunghi, ma il test del quattro di coppia femminile è stato superato. Piccolo particolare, che fosse una prova sul campo lo abbiamo saputo solo a barche riposte e manca ancora il dettaglio del fine. Serata corta di pub, un occhio alla partita e uno ai dettagli del prossimo weekend, la teoria dice che sono stanca e dovrei dormire, la pratica è che sono troppo stanca per farlo.

Farhenheit 451 è uno dei pochissimi libri letti più di una volta e che riapro ogni tanto. La settimana scorsa nella vetrina di Mondadori ne avevo visto una riedizione in forma di graphic novel, presa immediatamente sulla fiducia. Meno di due ore per finirlo e accompagnarmi fino alle quattro di stamattina.

Vale la notte insonne per le pagine disegnate, per ciò che Hamilton ha saputo estrarre dal libro, per le inquadrature, per il linguaggio non verbale, per le sfumature emotive dei colori, e ci si chiede come mai ci siano voluti nove anni per farlo arrivare in Italia.

Vale anche per le pagine introduttive scritte dallo stesso Bradbury nel 2009 in cui racconta come è arrivato alla stesura finale del libro, e alle ultime righe pone una domanda che giro a voi:

In conclusione, chiederei a coloro che stanno leggendo questa introduzione di scegliere con tutta calma un libro che più di ogni altro vorrebbero memorizzare e proteggere da censori e “pompieri”. Chiederei loro non solo di nominare il libro, ma anche di dare una motivazione alla scelta spiegando perché a loro avviso potrebbe essere utile recitarlo e ricordarlo in futuro.

“Spirits in the Material World” – The Police