6 gennaio 2014 (If you love somebody set them free)

Titolo analogo al post di qualche giorno fa dell’amico giacani, quando ho letto il suo avevo pensato di cambiarlo, ma la summa è lì e allora tengo il doppione.
Se penso a quel giorno e a tutti quelli passati uno dopo l’altro, le sensazioni sono contrastanti, i pensieri si accavallano in modo sconclusionato, senza un inizio e una fine compiuta. L’analisi logica e la coesione del testo che mi hanno insegnato a scuola sono solo un lontano ricordo. Mi rivolgo a te non perché mi aspetto che tu sia qui a leggere, non credo tu lo abbia mai aperto il mio blog, se non forse agli inizi quando ti ho chiesto un parere sul tema che avevo scelto. Non ti sono mai interessate neanche le mie fotografie, esistevano solo i tuoi sax e la tua musica. È che la terza persona rende i discorsi impersonali e ha un che del pettegolezzo e dello sparlare, e qui invece è tutto molto personale e non c’è niente da nascondere.
Un anno. Così poco rispetto al passato, così tanto per quanto è stato pieno. Tredici anni insieme, dieci sotto lo stesso tetto, polverizzati in pochi minuti e una manciata di lettere. Tredici anni che pesano il doppio per tutto quello che è successo in questo tempo.
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Mentre scrivevo mi è tornato alla mente questa immagine che avevo trovato nel web tanto tempo fa. Quel pomeriggio, dopo che se ne erano andati tutti, quando ho aperto la bocca, le parole sono uscite da sole, come una bottiglia che è rimasta chiusa per tanto tempo, e che improvvisamente si apre da sola. Sono stata io a dire basta. Perché non c’era nient’altro che potessi fare. Perché era ciò che volevi te, ma noi hai avuto il coraggio di dirlo avendo invece fatto del tutto per portare me a decidere. Perché le belle giornate erano diventate l’eccezione rispetto alle brutte. Perché c’eri più solo con il corpo e non con la mente. Perché l’amore a senso unico non funziona. Perché la strada era sbarrata, e invece avevamo bisogno di andare avanti tutti e due, ma ognuno per la sua via.

If you love somebody set them free.

Il più bel regalo che potessi farti, meglio persino della bottiglia di Macduff Samaroli del ’76 che ti avevo regalato per il compleanno. Invece dei soliti buoni propositi che ci si regala ad inizio anno, il mio è stato una nuova vita.
Li per li, un attimo dopo aver parlato, mi sono sentita cadere il mondo addosso. Ho pensato d’aver fatto una cazzata, d’aver buttato all’aria la mia vita, d’essere stata avventata. Ma avventata non lo sono stata di sicuro, io ci penso sempre tanto prima di prendere decisioni importanti, ed era quasi un anno che ci riflettevo sopra. E quante volte in quell’anno ho cercato di far decidere te. Quante volte ti ho detto che se volevamo continuare insieme, doveva essere per il presente e non per il passato. La tua insofferenza era diventata palpabile, la tua nuova vita era già lì pronta ad aspettarti, eppure non hai voluto prenderti il carico della decisione. E quello lì è stato l’anno più brutto della mia vita.
Il giorno in cui sono tornata da Düsseldorf e ho visto l’armadio vuoto a metà, è stato il punto più basso della china. Lo sapevo già che lo avrei trovato così, ma sedermi li davanti a guardare quelle poche stampelle penzolanti nel vuoto è stato come un calcio nello stomaco. Ho pianto davanti a quel vuoto, tanto, tutto quello che non avevo mai fatto prima.

E poi mi sono rialzata, come ho sempre fatto, fisicamente e mentalmente.
Ho ricominciato, con la consapevolezza di aver fatto tutto quello che potevo fare, e la sensibilità di comprendere che la tua vita non è paragonabile a quella di tutti gli altri. In fondo, credo di averlo sempre saputo che non sarebbe durata in eterno.
Catarsi, ripartenza, ci sono state lacrime, nottate insonni, giornate deprimenti e momenti difficili. Mi sono sentita addosso tutto il peso del fallimento, il senso di inadeguatezza, il non aver saputo essere all’altezza delle tue aspettative. Sei stato la persona più importante della mia vita, ma non potevo abbandonarmi nel ricordo di qualcosa che non c’era più.
Perché io non mi perdo mai d’animo, ho fiducia nelle mie mie capacità, in tutto ciò che dipende solo da me, sono abituata a cavarmela da sola. Ho reagito, e ho deciso che questo anno lo dovevo dedicare a me stessa, ciò che è successo doveva essere un’opportunità, non un motivo di distruggersi piangendo su se stessi.

E ho fatto la cosa che più amo e che più mi era mancata in questi anni: viaggiare.
Sono stata in Tanzania con una onlus come volontaria per la costruzione di una maternità, a Stromboli per salire in cima al vulcano, in Sardegna perchè non posso fare a meno del mare, quello vero dove nuotare e sguazzare nell’acqua. E poi due dei sogni che avevo nel cassetto: Islanda e Giordania. Alcuni viaggi con amici, altri con perfetti sconosciuti incontrati per la prima volta all’aeroporto, sono andata alla cieca e sono stata ripagata con nuove amicizie.
Piano piano ho dimenticato, piano piano sono cambiata, o forse è solo uscita fuori una parte di me che c’è sempre stata ed era lì nascosta da tanto. Quando inzi ad aprirti al mondo, il mondo si apre a te e questo l’ho constatato su me stessa.

È stato bello rendersi conto di quante persone mi sono state vicino, dalle “sicurezze” storiche a chi si è avvicinato inaspettatamente. Sono stata sola solo quando ne ho avuto bisogno io. Dei miei momenti più o meno lunghi fuori dal mondo ne ho sempre avuta necessità.
Tanto del merito di questa rinascita lo devo ad una persona che ho conosciuto per caso, sempre ammesso che il caso esista, e non lo ringrazierò mai abbastanza. Una presenza che mi ha aiutato con dolcezza ma anche con qualche bella scrollata a riacquistare la fiducia in me stessa e a capire che il problema non ero io. Che si deve essere sempre se stessi. Che i sentimenti non vanno nascosti. Che non bisogna tenersi dentro le cose, che sia un malessere o la voglia di dire a qualcuno “sei importante per me”. Qualcuno è rimasto stupito di quanto rapida sia stata la mia ripresa. Ho risposto che del periodo veramente brutto, tutto l’anno precedente, non si era accorto nessuno tranne un paio di persone, e quando la decisione è arrivata, è stato come premere un interruttore. Off. On.

Ho ricominciato a lavorare al blog, ed ora eccomi qui, a condividere un fetta importante della mia vita. Se mi guardo indietro, non ho rimpianti. E’ stata dura staccarmi da te, ma rifarei tutto quello che ho fatto anche se dovessi sapere in anticipo la fine, anche se oggi posso dire che il regalo che ho fatto a te un anno fa era anche il più bello che potessi fare a me.
« Io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati », cantava De André. Ma la cosa più importante è che ora io sto bene, sto veramente bene.
E non c’è modo migliore di dirlo che con questo pezzo.

“Feeling Good” – Nina Simone

Birds flying high you know how I feel
Sun in the sky you know how I feel
Breeze driftin’ on by you know how I feel.

It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life for me yeah

It’s a new dawn, it’s a new day, it’s a new life for me
ouh
And I’m feeling good

Fish in the sea you know how I feel
River running free you know how I feel
Blossom on the tree you know how I feel

It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life
For me
And I’m feeling good

Dragonfly out in the sun you know what I mean, don’t you know
Butterflies all havin’ fun you know what I mean
Sleep in peace when day is done that’s what I mean
And this old world is a new world
And a bold world for me

Stars when you shine you know how I feel
Scent of the pine you know how I feel
Oh freedom is mine
And I know how I feel

It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life
For me

And I’m feeling good

57 pensieri su “6 gennaio 2014 (If you love somebody set them free)

  1. Da applauso! Intanto ti abbraccio poi la prima cosa che mi viene in mente: non gli piacevano le tue foto??? Che bufalo insensibile! Passiamo ad altro. E’ sempre la solita storia, quando c’è da affrontare una situazione delicata la maggior parte degli uomini si defila. Notate bene, ho scritto la maggior parte, non tutti, qualcuno si salva. Però quando un uomo decide di abbandonare la scena di solito passa la mano e fa in modo di essere lasciato. Perché? Ci sarebbe da discutere parecchio su questo. Un commento non basta. Una cosa è certa, a farci una figura meschiina non è certo la donna.

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      1. Non sono molto soddisfatta del commento che ti ho lasciato, anche perché una risposta all’interrogativo c’è. Ma avrei scatenato una sfilza di proteste se avessi approfondito il discorso. Perché il nocciolo della questione è sempre quello, gli uomini, quando si affrontano certi argomenti, preferiscono defilarsi.

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  2. Tu sei un genio. Non scherzo. E non esagero. L’abbinamento di parole, musica e immagini è assolutamente, totalmente geniale. E credimi. Scrivi. Scrivi più spesso. Magari prendi spunto dalle tue vicende personali e racconta storie. Hai uno stile decisamente coinvolgente. Nei tuoi scritti c’è ritmo, e c’è movimento. E di nuovo, credimi. Prova a credermi sulla parola. Se prendi esperienze vissute, pezzi di esperienze vissute, e le usi per “ricamarci” sopra una storia, escono fuori racconti belli. Oppure (se, come mi pare, non hai remore) continua a raccontarti. Nel blog, mantieni questo mix, immagini-suono-parole. Ma poi cimentati. Davvero. Per favore.
    PS: Il verso che preferisco di “I’m feeling good” è “Dragonfly out in the sun you know what I mean, don’t you know”, perché implica una complicità con la libellula che è meravigliosa.
    PPS: Quell’immagine con la bottiglia, e il tappo pronto a saltar via, è meravigliosa altrettanto.
    PPPS: Grazie.

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    1. Che rispondere… Ci proverò, anche se non sono certa del risultato, mai provato a scrivere storie. Non sono gran che come inventiva, e infatti scrivo solo di me e di eventi o esperienze che mi toccano particolarmente, e ci metto tanto tempo. Poi leggo, correggo, rileggo finché non mi convincono anche le virgole, questo post l’ho iniziato tre giorni fa. Sono una perfezionista, anche se sulla mia scrivania sembra ci sia esplosa una bomba.
      E poi grazie, grazie, grazie ^^’ 🙂

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  3. 321 la tua loquace è crescente e manifesti il tuo cambiamento inferiore scrivendo molto molto bene. La tua umanità trasuda dai tuoi pezzi e leggerti è conoscerti meglio. Leggerti è un vero piacere amica mia. 🙂
    ps concordo con Suzieq ma bufalo è un pochino troppo troppo moderato.

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    1. Grazie 🙂 … Ci sarebbe stato tanto da dire, ma poi il post avrebbe preso una piega diversa da quella che volevo, oltre al fatto che ci sono cose di cui preferisco non parlare qui. Mi sono limitata ai punti fondamentali, scanditi dai due pezzi musicali. E tutto sommato, sono contenta del risultato.

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    1. Grazie 🙂 Non so scrivere di argomenti generici, di politica o di ciò che succede nel mondo, mi vengono in mente solo poche frasi scontate… Mi è invece molto piu facile guardarmi dentro e scrivere ciò che è li

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  4. io penso che leggendo queste parole scritte con la sincerità di un’artista (perché artista sei) che ricomincia da capo, si trova in un certo senso lo spirito per capire come, le cose brutte e le cose belle della vita, si trovano in un libro da sfogliare ogni giorno, perché in ogni pagina nuova c’è sempre la scoperta della vita, con tutte le sue sfaccettature, sia in negativo che in positivo, e la tua reazione è stata magnifica. Questo non è un complimento scritto tanto per sviolinare, ma perché la tua reazione è la rinascita della vita stessa e di come bisogna comportarsi per riprendersi quella vita. Potrei dirti tutto bello, ma so che per te non lo è stato, e allora ti dirò che a me personalmente è servito (musica compresa); questo a dimostrare che anche il web è un mondo dentro al mondo, e le anime si incontreranno sempre. Dicono che niente avviene per caso…
    Bella anche l’immagine!

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    1. Grazie per le tue parole, grazie davvero… ed è importante sapere che questo post sia servito non solo a me per guardarmi dentro, ma anche a qualcun altro, a te. Quanto al caso, io sono fermamente convinta che non esiste, e durante questo anno ne ho avuta una dimostrazione eclatante. Niente è per caso, neanche gli incontri che si fanno in questo mondo.

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    1. Grazie per le “parole meravigliose”… sono quelle che avevo dentro. Ho letto i tuoi post, non posso sapere a cosa tu stia pensando, ma qualunque sia, posso solo dirti in base alla mia esperienza che a un certo punto bisogna smettere di pensare ed iniziare ad agire, e come va, va. E dopo, il sollievo del poter avere la mente in pace e sgombra, e la possibilità di ricominciare o di prendere una strada diversa. Saranno anche frasi fatte, ma il tempo passa e non si recupera e tantomeno ci è data la possibilità di tornare indietro. Ci vuole solo un po’ di coraggio, e dopo ti chiedi solo perché hai aspettato così tanto.

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  5. Ed il bello di questa piattaforma è che mentre tu rispondi alla mia risposta al tuo commento al mio post tutto in giorni scombinati io leggevo proprio il post del 6 gennaio. È come un calcio nel culo questo post, posso dirlo? È un complimento, e un complimento va anche alla bottiglia di macduff samaroli del 76, esticazzi! 🙂

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      1. Mmm, mi sa tanto che l’hanno notata tutti ma, visto l’argomento trattato, hanno preferito sorvolare il vezzo superficiale ed essere più profondi. Invece io ho…SOLO NIENTE DENTRO 😉

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  6. Il fatto che tu abbia ritagliato un anno per la rinascita di te stessa e per viaggiare è semplicemente meraviglioso. Ho sentito questo post molto vicino, il tuo anno di ripresa coincide esattamente con il mio. Le vite si ingarbugliano sempre, ma la soddisfazione di sciogliere i nodi e ripartire è qualcosa di talmente bello, puro e intimo da non riuscire quasi a descriverlo!
    Complimenti e in bocca al lupo per tutto 🙂

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    1. Sono belle le tue parole… riuscire a sciogliere i nodi dà la possibilità di ripartire, altrimenti ci sarà sempre qualcosa di irrisolto che farà da ostacolo nel futuro. Bisogna avere la mente sgombra per poter affrontare quel che verrà e che sta già arrivando.
      Sono contenta che tu sia qui 🙂

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  7. In queste situazioni bisognorebbe essere cinici, ma io non ci riesco. Mi hai sbattuto in faccia la mia realtà, quello che sto infierendo alla persona che amavo, e ne soffro. Soffro perché non mi vuole ne vedermi ne sentirmi e adesso ne comprendo un po’ di più il motivo. La sua rinascita deve avvenire lontano da me.

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    1. A meno che non ci siano figli di mezzo, non c’è motivo di rimanere in contatto con un ex… Scusami se te lo dico, ma la parte forte pensa forse di alleggerirsi un po’ la coscienza mentre quella debole ne soffre e basta pensando magari che non sia proprio tutto finito. Un taglio netto, per quanto duro, è l’unica strada possibile.

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        1. Sui figli mi fermo, non sono la persona più adatta per parlarne, e sarebbe comunque un discorso lungo da fare. Non ne ho mai voluti, i figli non si possono fare a caso, richiedono impegno costante ed abnegazione a lungo termine, e io non ero in grado di garantire niente di tutto ciò, avevo già il mio carico. Non tutti siamo adatti a fare i genitori, e detto molto sinceramente, non mi sento neanche particolarmente portata e non mi mancano. Ho amiche che smaniavano dalla voglia di far figli prima ancora di fidanzarsi, per me non è mai stato così. Avessi avuto una vita diversa, magari ora avrei un paio di marmocchi pure io, ma così è, la storia non si fa con i se e con i ma.

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          1. I miei sono adulti, sopra i vent’anni. Devi pensarlo da figlia, come ti comporteresti con tuo padre se lasciasse tua madre? I miei non me la perdonano. In un attimo ho perso tutte le mie certezze, ti posso assicurare che si soffre da entrambe le parti.

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            1. Sul fatto che si soffre da entrambe le parti, non ho dubbi. Da figlia, dipende molto dai motivi che portano ai genitori a lasciarsi. Da piccoli non si hai capacità di capire, da figli adulti ci si può rendere conto meglio della situazione. Se i miei genitori si fossero lasciati, l’avrei presa male solo se ci fosse stata di mezzo una terza persona (nonostante essendoci passata so che non si cerca niente al di fuori della coppia se non ci manca qualcosa). Se i motivi fossero di incompatibilità, credo che capirei, alla lunga certe cose sfiancano ed è meglio che ognuno vada per la sua strada. Altra cosa importante però è il rapporto tra i figli e chi resta, e le informazioni che passano.

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                1. Grazie a te… Fa sempre piacere confrontarsi con qualcuno. Io che sono una da bianco o nero ho imparato che esistono ben più di cinquanta sfumature nel mezzo e non è possibile generalizzare nessuna situazione.

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  8. Pezzi come questo, parole così profonde sulla caduta e sulla faticosa risalita di un individuo dovrebbero essere studiati a scuola.
    Sorprendente la tua lucida abnegazione nel riprendere in mano la vita.
    Il filo di un’esistenza intrecciata per tredici anni con un’altra persona.
    Difficile subire un tale colpo di maglio senza crollare.
    Eppure.
    Tu hai preso la rincorsa e bam!
    Ti sei ripresa tutto in un colpo solo.

    Mi hai fatto venir voglia di un bel gelato.

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  9. Credo che sta storia che la coppia riduca il singolo sia una trappola che ci siamo costruiti addosso con molta perizia…

    solo che dopo che la trappola scatta o soccombi o spacchi tutto.. non ci sono alternative…

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        1. Non sono d’accordo… Io mi sento in trappola quando mi manca qualcosa, quando non sto bene io o quando percepisco che la persona che ho vicino non sta bene. Ma se tutto va come dovrebbe, io sono me stessa e non esistono trappole, non esistono costrizioni. Di questo sono più che sicura.

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          1. Non parlo di sentirsi in trappola.

            Ma di un insieme di sovrastrutture, di cose da dover fare, atteggiamenti da dover tenere che possono ridurre la tua essenza.

            è difficile mostrarsi veramente per quel che si è, è difficile accettare che certe cose non fanno per noi.

            è ancora più difficile comprendere se stiamo facendo qualcosa per noi o per quello che pensiamo essere meglio per noi.

            Parlo di trappola perché è una rote fine e sottile di roba aliena ai singoli e alla coppia che però la invischia, e raramente si coglie che è un elemento estraneo.

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  10. Quando non ci si sente piú se stessi accanto a quella persona che dovrebbe renderlo tale, allora non c’é piú vita in quell’amore! Snaturare se stessi vuol dire affamare se stessi dal proprio io , per compiacere quel qualcuno che invece egoisticamente o per noia o codardia lo permette. Hai preso la decisione giusta dettata dal cuore, sii te stessa e dona te stessa a chi veramente ti merita, tu in primis. Buona vita cara ! Mi hai emozionato tanto con questo tuo scritto , grazie!

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