A Sort of Homecoming


“A Sort of Homecoming” (Live) – U2

And you know it’s time to go
Through the sleet and driving snow
Across the fields of mourning
Lights in the distance

And you hunger for the time
Time to heal, desire, time
And your earth moves beneath
Your own dream landscape

Oh, on borderland we run and still we run
I’ll be there, I’ll be there, tonight
We’ll build a bridge across the sea and land

The city walls are all pulled down
The dust a smokescreen all around
Faces ploughed like fields
That once gave no resistance

Oh, on borderland we run and still we run
We run and don’t look back
I’ll be there, I’ll be there
Tonight, tonight
I’ll be there tonight
I’ll be there, so long

O coma way o coma o com o coma way say I
O coma way o coma o com o coma way say

Now the wind will crack in wintertime
This bomb-blast lightning waltz
No spoken words, just a scream

Tonight, we’ll build a bridge across the sea and land
I’ll be there, I’ll be there
Tonight, tonight

And your heart beats so slow
Through the rain and fallen snow
Across the fields of mourning
Lights in the distance

Oh, don’t sorrow,
No don’t weep for tonight, with you
I am coming home
I am coming home

Outing about Christmas time

Outing about Christmas time

img_3848L’albero di Natale. Scegliere con cura le decorazioni e costruirlo quest’anno con le mie mani in versione salvaspazio da appendere al muro. Roba da gente che vive in pochi metri quadri e che per averne uno normale dovrebbe eliminare l’unico tavolo di casa per tutto il mese di dicembre e accamparsi sul divano. Che mi sia perforata un dito sparandoci sopra la colla a caldo è un sacrificio di poco conto ai fini del risultato, la cicatrice rossa fa pure la sua figura sull’indice destro.

img_3854I regali, che in verità mi piace fare a prescindere dal calendario, e anche senza motivo. Sono il tipo che durante l’anno memorizza i “mi piacerebbe…”, investe il tempo a cercare la cosa giusta, compra le scatole, la carta colorata, il nastro di raso rosso e confeziona tutto a casa, che i pacchetti dei negozi raramente soddisfano. Come rinunciare poi alle etichette per scrivere il nome del destinatario? Non avendo nessun altro da mantenere tranne me stessa, a metà dicembre buona parte della tredicesima è dust in the wind.

img_3835Il maglione con le renne di Abercrombie & Fitch. Che non sono mai riuscita a comprare, neanche quest’anno che ho il negozio a portata di bici e avrei potuto monitorare l’andamento dello stock. (Se qualcuno dovesse decidere di interrompere qui la lettura del post, lo capirei. Senza rancore).

Chiedere a mia madre di non mettere uvetta e canditi nei pampepati solo per me, anche se come ogni anno non ne mangerò più di un paio di fette. Standing ovation per i cappelletti in brodo di carne che attendo col cucchiaio tra i denti e mangio con l’allesso spezzettato in mezzo come quando ero piccola. Sperando che ne siano avanzati un po’ nella pentola.

img_3587La ghirlanda appesa alla porta con tanto di lucine a batteria nascoste tra i rami, le decorazioni e gli stencil di neve spray alle finestre e questa città luminosa e un po’ kitsch che ho costruito nelle fredde sere fianco termosifone. Queen of handcrafting, versione pheega di non avendo mediamente un cazzo da fare dopo cena, mi son tenuta impegnata col faidate (incidentalmente, ho imparato la dislocazione dei più vicini bricocenter e ci so arrivare senza navigatore).

img_3895Pandoro forever. Artigianale o del super, basta che la percentuale di burro sia sufficiente a superare agilmente in un giorno la razione di colesterolo e trigliceridi raccomandata per l’intero mese. Una leggera doratura della fetta sulla brace ha il suo perché.

Non è Natale se alla tivvù non danno Una poltrona per due, Mamma ho perso l’aereo e Fuga dal Natale. Se poi passano anche tutti gli Asterix, Babbo Bastardo e Un pesce di nome Wanda raggiungo la pace dei sensi e posso tollerare anche la tombolata da cinquanta centesimi a cartella.

I mercatini. A Terni uno solo e quest’anno anche bruttino, mi dicono. Qui ce n’è al Duomo, Piazza Aulenti, in Darsena, l’Oh Bej Oh Bej… Magari l’anno prossimo mi calmo, ma ‘sto giro ho perso solo quello finlandese.

img_3843Radio DeeJay. Il Complesso Misterioso, la canzone del 2009, il pranzo di Natale di Danilo da Fiumicino (pesce finto compreso), Casa Linetti, La vera storia di Babbo Natale raccontata da Lucarelli nell’ultima puntata di Dee Giallo. Quell’atmosfera che ti fanno respirare attraverso l’etere che pare d’esser lì a chiacchierare con loro, seduti su uno sgabello alto, tra una fetta di panettone e una bollicina.

Sedermi sulle ginocchia di mia madre, giusto due minuti. Quarantasei io, ottanta lei. Ma.

Giocare a carte con gli amici. Bestia, Petrangola, Mercante in fiera, Poker. Ma anche quelli di cui nessuno ricorda mai le regole, e si finisce per improvvisare improbabili varianti degli originali. Ci spenniamo e rigiochiamo tutte le vincite, nessuno è mai uscito col portafoglio più gonfio che all’arrivo.

La pecora aliena che ho sempre aggiunto al presepe di mia madre. Tecnicamente è un montone, con le corna arrotolate, di un improbabile colore rosso ciliegia. La sua presenza non è mai stata messa in discussione, esiste da circa quarant’anni.

img_1061Svaccarsi sulla panca vicino al camino in attesa che lasagna, cappelletti e parmigiana decidano di fumare insieme il calumet della pace nello stomaco. Che “Stasera no, non si cena”. Ma chissà come mai, alle sette e mezzo ci sono di nuovo i piatti sul tavolo.

Quest’anno avrà tutto un sapore un po’ diverso, non solo al palato.

E Buon Natale. Davvero.

 

Night #1

Faceva freddo. Ma era una di quella sere che come fai a stare in casa. Lavorato venerdì mattina, poi ancora da metà pomeriggio fino a notte inoltrata, e poi ancora tutto il giorno fino a sera. Quando c’è da fare con l’energia elettrica, raramente fila tutto liscio, si contano sempre vittime sul campo. Conto salato, ‘sto giro.

Quindi avevo bisogno di aria, e l’ho trovata. Fresca. Fredda. Pungente. Con la nuvoletta bianca del respiro. Guance rosse, calde e gelide allo stesso tempo. Occhi stretti e lucidi. Ginocchia che scricchiolano alle prime pedalate. Veloce nel parco e in strada, lenta tra la gente. Avevo sperato ci fosse anche lei, ma è sfuggente e si fa vedere solo quando vuole, il tempo di passare da casa e s’era già dileguata, lasciando solo quella patina lucida che potresti confondere con un po’ di pioggia appena caduta.

Soliti percorsi larghi del pomeriggio, ma di notte son più belli. Mi piace fermarmi agli angoli e guardare le persone, anche loro son diverse la notte. Dita dei piedi prossime al congelamento, anca destra dolorante a ricordare che c’hai una certa. Sedici chilometri e tre ore passate senza guardare l’orologio. In altri tempi non sarei neanche uscita con questa temperatura, ma è qualche anno che ho iniziato ad apprezzare l’inverno. Come tante altre cose che non avevo mai assaggiato. Come le olive, le cipolle e gli spinaci. Bisognava solo farci amicizia.

“Alive” – Pearl Jam

Christmas is coming

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“Happy Xmas (War is over)” – Shinedown