Domenica scorsa sono stata a pranzo da amici, in un paesino poco fuori Roma a un’ora e mezza da casa mia.
La fotografia l’ho scattata con l’iPhone mentre guidavo (lo so, non si dovrebbe fare, ma come potete vedere grossi pericoli non c’erano).
Insolito paesaggio per essere di domenica mattina, nonché primo giorno dell’estate. Forse i romani si sono fatti spaventare dall’allerta meteo per il giorno precedente, che come sempre succede quando si è preavvertiti, è stato tutto fumo e niente arrosto.
Fatto sta che mi ritrovo a guidare in una autostrada praticamente deserta, giusto un’auto ogni tanto per confermarmi che sto veramente lì e non in un sonno profondo conseguenza delle ultime notti insonni.
Ecco, quando mi trovo in queste condizioni oppure di notte, potrei guidare per ore ed ore senza fermarmi mai, potrei arrivare ovunque. La strada libera e la musica nelle orecchie, non è importante neanche che ci sia qualcuno vicino a me e se c’è posso anche evitare la conversazione, il silenzio non mi pesa, anzi. A volte serve a dare libero sfogo ai pensieri, e a ricaricarsi.
La musica invece è fonfamentale, senza non si va da nessuna parte.
Per logica, quella giusta avrebbe dovuto essere il pezzo degli “It’s immaterial” citato nel titolo del post, “Driving away from home“, ma il mood che restituisce non è quello giusto, troppo calmo e riperitivo.
Quello giusto lo da il invece il pezzo di Mark Knopfler (che assoluto è uno dei miei preferiti nella storia della musica), anche se il titolo recita l’inverso di ciò di cui ho parlato fino ad ora.
A dirla tutta il pezzo in questione mi fa pensare anche ad altro, ma non è questa la sede per parlarne.
I won’t be the last
I won’t be the first
Find a way to where the sky meets the earth
It’s all right and all wrong
For me it begins at the end of the road
We come and go…
Lanzarote è stata una sorpresa. Sapevo che avrei trovato una terra vulcanica e quindi aspra, ma è pur sempre nella fascia sub-tropicale. E invece l’ho scoperta molto simile all’Islanda, ma ancora più asciutta e scarna, lassù c’è tanto verde, qui ce n’è pochissimo. Distese scure e brulle, da lontano appaiono come terreni grossolanamente vangati, ma ti avvicini e quelle che sembravano zolle di terra sono invece blocchi di lava spigolosi, ammassati uno sull’altro come se l’ultima eruzione ci fosse stata un anno fa invece che quasi duecento.
Qualche albero solo intorno ai villaggi. In prossimità dei vulcani, le distese di lava solidificata su cui si cammina, dura e tagliente, sono ricoperte da licheni e da qualche pianta grassa, e questa è la vegetazione più rigogliosa. Il terreno è un susseguirsi di crepacci e blocchi più o meno grandi, scomposti e sovrapposti, testimonianza della potenza che scorre sotto i nostri piedi.
Questa non è una zona turistica, ti guardi intorno e non c’è anima viva. Se ti lasci andare un attimo potresti immaginare di essere nel mesozoico, e intravedere da lontano la sagoma di un dinosauro. Non ti stupiresti neanche se accadesse davvero.
Tutto intorno all’isola, la potenza dell’oceano che si abbatte sulle coste infrangendo le onde sulle spiaggie e sulle rocce. Mi piace guardarle montare da lontano e arrivare a sciogliersi ai miei piedi in rivoli di schiuma bianca che contrastano col nero della spiaggia e delle rocce. Mi son portata a casa la registrazione audio anche di questo mare, come di tutti gli altri.
Ad abbracciare il tutto, una presenza costante nel tempo e nelle ore del giorno e della notte, tangibile nella sua forza: il vento. L’elemento ricorrente che ha plasmato l’isola nella sua essenza, la probabile causa primaria del suo essere così dura e incontaminata.
Il bianco e nero è accentuato, in qualche caso esasperato per dar corpo anche ad un altro aspetto. Lanzarote è famosa per essere un’isola senza inverno, noi abbiamo trovato un’ulteriore similitudine con l’Islanda estiva: il clima. Ci hanno detto che erano almeno trent’anni che non si registrava una stagione del genere. Vento freddo e pungente, temperature basse, rari sprazzi di azzurro in un cielo quasi costantemente grigio, di quel grigio di poco spessore buono solo a catturare i colori.
“Le Vent nous portera” – Sophie Hunger
Mappa dell’isola
El Golfo
Tinajo
El Golfo
El Golfo
El Golfo
Teguise
Tinajo
Camino la Vegueta, Tinajo
Teguise
Camino la Vegueta, Tinajo
Camino la Vegueta, Tinajo
Camino la Vegueta, Tinajo
El Golfo
Tinajo
Jardin de Cactus
Jardin de Cactus
Jardin de Cactus
Jardin de Cactus
Le saline
Le saline
Le saline
Le saline
Tinajo
El Golfo
Je n’ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu’on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien
Le vent nous portera
Ton message à la grande ourse
Et la trajectoire de la course
A l’instantané de velours
Même s’il ne sert à rien
Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera
La caresse et la mitraille
Cette plaie qui nous tiraille
Le palais des autres jours
D’hier et demain
Le vent les portera
Génétique en bandoulière
Des chromosomes dans l’atmosphère
Des taxis pour les galaxies
Et mon tapis volant dis
Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera
Ce parfum de nos années mortes
Ceux qui peuvent frapper à ta porte
Infinité de destins
On en pose un, qu’est-ce qu’on en retient?
Le vent l’emportera
Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J’emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera
E’ passato solo qualche mese dall’ultima “gita” e mi sembrano invece tanti, sarà che sono stata ferma così a lungo che ora ho addosso la smania del recupero. Prima o poi finirà, oppure no. Io spero di no, ma non c’è bisogno di pensarci adesso.
Ho iniziato a scrivere dal posto 11A del volo Madrid-Lanzarote, all’arrivo mi aspettano cinque giorni in giro per l’isola alla ricerca degli scorci più belli e suggestivi da fotografare. Sotto di me le nuvole, ogni volta che prendo un aereo chiedo il posto vicino al finestrino per potermele guardare. Mi hanno sempre affascinato, e pure se soffro di vertigini mi piacerebbe poterci volare in mezzo con un paio d’ali sulla schiena. Potrei anche accontentarmi di farlo sulle ali di un drago come Atreyu oppure a cavallo di una scopa come Amelia.
La scopa certo mi si addice di più, e poi ci sarebbero anche un paio di viaggetti che avrei dovuto già fare con questo mezzo, e siccome ogni promessa è debito, prima o poi li farò.
Per ora mi accontento di guardare queste nuvole gonfie dall’alto, seduta comodamente sulla poltroncina dell’aereo e con gli occhi accostati al finestrino.
Sarà un bel break dalla routine di tutti i giorni, ne sono sicura.
La prima cosa che faccio la mattina quando mi alzo è posizionare l’iPhone sulla base collegata agli altoparlanti e aprire Spotify.
Lo shuffle della mia playlist preferita oggi mi ha portato questo pezzo, qualche giorno fa avevo scattato una foto alla gatta sognante comodamente accoccolata su un letto di foglie marroni. Le coincidenze si susseguono.
La CA1 quest’anno non me la toglie nessuno.
Su suggerimento dell’amica Diana, abbiamo deciso di scrivere la lista delle 50 cose da fare nella vita (dire così mi piace di più che “prima di morire”…). All’inizio mi sembravano tante, ma poi man mano che scrivevo, mi sono accorta che 50 non bastano, no, proprio no… ne ho cancellate un bel po’, ho sforato di tre, e ho smesso di pensare. Quel che rimane è il mio personalissimo minimo sindacale,in ordine sparso, in giallociò che ho già fatto. Alcune sono ripetibili, altre no. Tutto sommato, sto a buon punto.
Edit: Il post sarà dinamico, con le nuove idee aggiunte strada facendo.
Fare snorkeling con lo squalo balena
L’Islanda d’estate, per i paesaggi mozzafiato
L’Islanda d’inverno, per l’aurora boreale
Fare un vero colpo di testa. E un altro, molto più grosso del primo
Dormire nel deserto
Un meseDue settimane in barca a vela tra le isole dell’Egeo, in buona compagnia
Vedere un concerto dei Pink Floyd
Sedersi sulla spiaggia davanti al mare in tempesta
Due settimane in catamarano a Los Roques
Bere birra ascoltando musica nei localini di Praga
Sedersi, poggiare la macchina fotografica a terra e riempire gli occhi invece della SD
Gli aceri giapponesi in autunno
Fare volontariato in Africa e vedere con i propri occhi
Affittare una bici a Central Park e togliersi le scarpe sotto una magnolia in fiore in primavera
La crema di nocciole fondente della “Rivoire” di Firenze, mangiata con le dita
Partire per un viaggio con lo zaino spalla prenotando solo i biglietti aerei
Dare appuntamento al proprio uomo, quello ufficiale, in un hotel fuori mano
Immergersi sul relitto del Thistlegorm
Salire sul vulcano di Stromboli
La cerimonia del tè giapponese
Nuotare tra i delfini di Sha’ab Samadai
Farsi un maglione coi ferri
Passare un fine settimana su una casa sopra un albero
Guardare due film di seguito al cinema
Mangiare felafel in Giordania fino a scoppiare
Fare come Eugenio Finardi in “Come un animale”
Togliersi i sassolini dalle scarpe
Una traversata in notturna a vela, con milioni di stelle negli occhi
Venti giorni da Mosca a Pechino in Transiberiana
Fare un regalo senza un’occasione particolare
Andare al MoMa per vedere la “Notte Stellata” di Van Gogh
Fare l’amore ascoltando “The great gig in the sky”
L’Argentina dalle pampas a Ushuaia
“Moules-frites” in Belgio
Immergersi nel Great Blue Hole del Belize
Cucinare un’intera cena a base di pesce e servirla su una tavola perfettamente apparecchiata, per due
La collezione degli impressionisti del Museo d’Orsay
Da Pretoria a Città del Capo con il Rovos Rail
Emozionarsi all’accensione della lampadina del primo circuito elettrico costruito alla scuola media
Annusare l’odore del cibo prima di mangiare, in particolare quello dei gamberi di fiume appena cotti al vapore
Fare un tour della regione dello Champagne
Partire per un viaggio organizzato senza conoscere nessuno dei partecipanti
Guardare “Dragon Trainer” con un’amica e un cesto di popcorn
Affittare una macchina decappottabile e percorrere la Pacific Coast Highway
La bistecca alla fiorentina, quella tradizionale
In kayak con le orche nello stretto di Johnstone, Canada
Dire di si alla mia migliore amica senza farle finire la domanda quando chiede “Andiamo a…?”
Lo zabaione col marsala
I parchi americani dell’ovest
Le chiacchiere serali nel pozzetto di una barca con un buon bicchiere di vino in mano
Bere champagne con la pizza
Dire alla mia migliore amica che il mondo non sarebbe lo stesso senza di lei
La grande migrazione degli animali nell’Africa orientale
Venti giorni in Cina con la mia amica cinese H.K.
Una settimana in Lapponia dormendo negli igloo di vetro di Kakslauttanen
Prendere un aereo per andare a vedere un film all’Electric Cinema di Londra e tornare
Entrare al Louvre solo per la Nike di Samotracia. Una volta, due, tre.
Fare un’immersione subacquea nel cenote Pit.
Fotografare Fuerteventura.
Fotografare Milano. Quella nascosta, quella della notte e quella della mattina presto.
Da residente.
Da proprietaria di una casa.
Le Svalbard d’estate per vedere orsi bianchi, foche, renne, volpi e pulcinelle.
Le Lofoten in ottobre per la migrazione delle orche. In alternativa al 46, ma anche in aggiunta.
Fernweh: «Nostalgia per posti in cui non si è mai stati. Bisogno di allontanarsi, desiderio di sperimentare cose lontane da casa, urgenza di fuggire dalla vita di tutti i giorni attraverso il viaggio»
Alla fine mi sono lasciata prendere da un po’ di buonismo anche io, ed ecco qua i miei auguri a tutti voi. Cosa augurare? Ciò che ognuno di voi desidera di più.
Quello che è appena passato è stato per me un anno di radicali cambiamenti ed ha prodotto una me in versione 2.0, non proprio un’altra persona rispetto a dodici mesi fa, ma quasi. Ho incontrato tante belle persone qui, dalle prime che mi hanno dato fiducia alle ultime che ho conosciuto, da quelle con cui ho rapporti più stretti e sento anche al di fuori di qui a quelle con cui ci si scambia solo qualche timido “like”.
E’ bello essere qui con voi.