Game Over

Game over

“Cara catastrofe” – Le luci della centrale elettrica

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I Want You

Urgenza

“I Want You” – Elvis Costello

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Leave

Leave

Tre M più una S (l’infiltrata) sul lago Maggiore. L’infiltrata ci sta così bene che ha ricevuto il compito di trovarsi un “aka” adeguato.
E intanto i giorni passano…

“Leave” – R.E.M.

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Milano, inside: #1 – Street art

Milano, inside: #1 – Street art

 “Back To Black” – Amy Winehouse

“Back To Black”

He left no time to regret
Kept his dick wet
With his same old safe bet
Me and my head high
And my tears dry
Get on without my guy

You went back to what you knew
So far removed from all that we went through
And I tread a troubled track
My odds are stacked
I’ll go back to black

We only said goodbye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to…

I go back to us

I love you much
It’s not enough
You love blow and I love puff
And life is like a pipe
And I’m a tiny penny rolling up the walls inside

We only said goodbye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to…

We only said goodbye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to…

Black, black, black, black, black, black, black,
I go back to…
I go back to…

We only said goodbye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to…

We only said goodbye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to black

6 aprile 2009

Poco fa ho letto il post di Aldievel e mi è venuto in mente questo pezzo, è una poesia di Paolo Messina messa in musica da Pippo Pollina, un grande musicista italiano che in terra nostra è quasi misconosciuto.
L’origine è diversa dall’evento di cui si parla nel post, il terremoto dell’Aquila, ma mi fa venire in mente quel che possono aver provato le persone che erano lì, quella notte ed i giorni successivi, chi si è salvato, chi ha perso la casa, chi ha perso una persona cara.
Il testo della poesia è in siciliano, ne ho aggiunto a lato la traduzione che ho trovato qui.

Crack

 

“Versi per la libertà” – Pippo Pollina

Ammanitati lu ventu Ammanettate il vento
si criditi se credete
ca vi scummina li capiddi che vi scombina i capelli
lu ventu ca trasi dintra li casi il vento che entra nelle case
pi cunnurtari lu chiantu per consolare il pianto
lu ventu ca trasi dintra li casi. il vento che entra nelle case.
.
Ammanittati lu chiantu Ammanettate il pianto
si criditi se credete
pi cuitari lu munnu per tranquillizzare il mondo
lu chianti ca matura dintra li petti il pianto che matura nei petti
e sdirrubba li mura e astuta li cannili e distrugge le mura e spegne le candele
e sdirrubba li mura e astuta li cannili. e distrugge le mura e spegne le candele.
.
Ammanittati la fami Ammanettate la fame
si criditi se credete
d’addifinnirivi li garruna di difendervi i galloni
ma la fami nunn’avi vrazza ma la fame non ha braccia
lu chiantu nunn’avi affruntu il pianto non ha vergogna
ma la fami nunn’avi vrazza ma la fame non ha braccia
lu chiantu nunn’avi affruntu il pianto non ha vergogna
lu ventu nun sapi sbarri. il vento non conosce sbarre.
.
Ammanittati l’ummiri Ammanittate le ombre
che di notti vannu pi li jardina che di notte vanno nei giardini
a mettiri banneri supra li petri a mettere bandiere sopra le pietre
e chiamanu a vuci forti li matri e chiamano a voce forte le madri
ca nunn’annu cchiù sonnu che non hanno più sonno
e vigghianu d’arreri li porti e vegliano dietro le porte (chiuse)
ammanittati li morti. ammanettate i morti.
Ammanittati li morti Ammanettate i morti
si criditi. se credete.

Staring at the Sun

“I’m not the only one starin’ at the sun
Afraid of what you’d find if you took a look inside”

Staring at the sun

“Staring at the sun” – U2

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Le vent nous portera

Le vent nous portera

Lanzarote è stata una sorpresa. Sapevo che avrei trovato una terra vulcanica e quindi aspra, ma è pur sempre nella fascia sub-tropicale. E invece l’ho scoperta molto simile all’Islanda, ma ancora più asciutta e scarna, lassù c’è tanto verde, qui ce n’è pochissimo. Distese scure e brulle, da lontano appaiono come terreni grossolanamente vangati, ma ti avvicini e quelle che sembravano zolle di terra sono invece blocchi di lava spigolosi, ammassati uno sull’altro come se l’ultima eruzione ci fosse stata un anno fa invece che quasi duecento.

Qualche albero solo intorno ai villaggi. In prossimità dei vulcani, le distese di lava solidificata su cui si cammina, dura e tagliente, sono ricoperte da licheni e da qualche pianta grassa, e questa è la vegetazione più rigogliosa. Il terreno è un susseguirsi di crepacci e blocchi più o meno grandi, scomposti e sovrapposti, testimonianza della potenza che scorre sotto i nostri piedi.

Questa non è una zona turistica, ti guardi intorno e non c’è anima viva. Se ti lasci andare un attimo potresti immaginare di essere nel mesozoico, e intravedere da lontano la sagoma di un dinosauro. Non ti stupiresti neanche se accadesse davvero.

Tutto intorno all’isola, la potenza dell’oceano che si abbatte sulle coste infrangendo le onde sulle spiaggie e sulle rocce. Mi piace guardarle montare da lontano e arrivare a sciogliersi ai miei piedi in rivoli di schiuma bianca che contrastano col nero della spiaggia e delle rocce. Mi son portata a casa la registrazione audio anche di questo mare, come di tutti gli altri.

Ad abbracciare il tutto, una presenza costante nel tempo e nelle ore del giorno e della notte,  tangibile nella sua forza: il vento. L’elemento ricorrente che ha plasmato  l’isola nella sua essenza, la probabile causa primaria del suo essere così dura e incontaminata.

Il bianco e nero è accentuato, in qualche caso esasperato per dar corpo anche ad un altro aspetto. Lanzarote è famosa per essere un’isola senza inverno, noi abbiamo trovato un’ulteriore similitudine con l’Islanda estiva: il clima. Ci hanno detto che erano almeno trent’anni che non si registrava una stagione del genere. Vento freddo e pungente, temperature basse, rari sprazzi di azzurro in un cielo quasi costantemente grigio, di quel grigio di poco spessore buono solo a catturare i colori.

“Le Vent nous portera” – Sophie Hunger


Je n’ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu’on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien

Le vent nous portera

Ton message à la grande ourse
Et la trajectoire de la course
A l’instantané de velours
Même s’il ne sert à rien

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

La caresse et la mitraille
Cette plaie qui nous tiraille
Le palais des autres jours
D’hier et demain

Le vent les portera

Génétique en bandoulière
Des chromosomes dans l’atmosphère
Des taxis pour les galaxies
Et mon tapis volant dis

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

Ce parfum de nos années mortes
Ceux qui peuvent frapper à ta porte
Infinité de destins
On en pose un, qu’est-ce qu’on en retient?

Le vent l’emportera

Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J’emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

Seconda stella a destra

“Chi non crede alla magia, non la troverà mai”

“L’isola che non c’è” – Edoardo Bennato

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Infinito

“Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito.”

Alessandro Baricco, “Novecento”

Piano man

“The Köln Concert, Part 1” – Keith Jarrett

Mi fido di te

Qualche tempo fa ho pubblicato un post, quello sulla cena al buio cui ho partecipato e che tanto mi ha toccata. A quel post mancava la foto, avevo così voglia condividere l’esperienza che l’ho pubblicato senza, con l’intenzione di aggiungerla in un secondo momento. Pur avendola pensata ed immaginata già poco dopo, c’è voluto un po’ di tempo per scattarla, e finalmente eccola qua.
Un grazie a Marta e Massimiliano per l’aiuto che mi hanno dato e la pazienza che hanno avuto 🙂

“It’s probably me” – Sting/Eric Clapton

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