Wishlist #2

Wishlist #2

Vorrei a volte non dover scegliere, perché scegliere significa sempre rinunciare a qualcosa.

Vorrei non doverle subire le scelte, che è ancora peggio quando qualcun altro decide a cosa devo rinunciare io.

Vorrei accendere l’interruttore di sera invece che spegnerlo, e vivere più di notte che di giorno.

Vorrei non essere lo schiacciasassi che mi è stato detto che sono.

Vorrei sorridere invece che guardare con un cipiglio che è solo apparente.

Vorrei non dovermi sorprendere a scrutare con sospetto chi ho davanti per capire se fa parte di quel 35% di popolazione con cui non voglio aver niente a che fare.

Vorrei fare più torte di mele. Più pizza. Più fregola con le arselle. Più plumcake con lo speck, il radicchio e il formaggio.

Vorrei appoggiare la testa non sempre sul cuscino.

Vorrei non voler fare tutto sempre così bene, sempre alla lettera, sempre al massimo delle capacità.

Vorrei non sentirmi in difetto quando non lo faccio.

Vorrei tollerare di più i miei difetti e meno quelli degli altri.

Vorrei non dovermi riempire le ore così tanto.

Vorrei trovare qualche volta la cena pronta senza che sia un avanzo della sera prima.

Vorrei che le cene di lavoro si sospendessero d’estate.

Vorrei che questo caldo infame non mi rendesse la pelle così umida e appiccicosa.

Vorrei tuffarmi in mare in questo preciso istante.

Vorrei che almeno i libri finissero bene. Che cazzo vi costa, sono libri, non è mica la vita vera.

“Love Over Gold” – Dire Straits

It takes love over the gold
You gotta mind over matter
When you do what you do that you must
When the things that you hold
Well they can fall and be shattered
They can run through your fingers like dust…

After Diversamente Intelligente

Alle liste, agli elenchi da leggere e da scrivere non so resistere. Da piccola aprivo a caso lo striminzito elenco telefonico della mia città alla ricerca di nomi strani, invidiosa de tomi divisi per lettere degli amici romani che Treccani, scansati. Al cimitero sbirciavo le scritte sulle lapidi delle guerre per cercare i più vecchi di nascita, lo stesso macabro vizio l’ho ritrovato nel professore di italiano delle superiori che il lunedì ci aggiornava sulle new entry. La lista della spesa la scrivo su carta e la spunto al super con strappetti orizzontali sul margine sinistro.

Ma mi piacciono soprattutto quegli elenchi con cui fare outing senza ritegno sulla qualunque, dall’amore secretato per il ripetente del terzo banco all’orario preferito per chiudersi in pace al cesso. Dunque quando ho letto il post di Diamanta ci ho provato a resistere, davvero. Un giorno. Due. Poi ho scritto la mia versione.

A come Acqua. Tuffarmi, immergermi, scivolarci sopra. Guardarla con qualcuno accanto che capisce senza far domande. Se non capisce, sostituirlo con una Ichnusa Cruda molto fredda, le vendono qualche metro indietro.

B come Baci. Non c’è niente di più intimo, neanche il sesso.

C come Cucinare. Perché mi rilassa, perché sono curiosa, perché gli A.Y.C.E. possono chiudere anche tutti, per prendermi cura di me e delle persone per cui lo faccio, perché mangiare e nutrirsi son due concetti diversi, e io mangio.

D come la Donna che sono diventata. Il carattere non è cambiato ma è addolcito e un po’ smussato, e per la prima volta mi piaccio tutta, dentro e fuori. Con i miei gusti, le mie convinzioni, gli spigoli, le rughe intorno agli occhi, la pelle non più liscia e perfetta.

E come Estate. Il caldo afoso, le spiagge isolate, la vela, le nuotate in mare, i vestiti leggeri, i sandali col tacco, lo smalto colorato, il bicchiere del cocktail poggiato in fronte, le gocce di sudore che scivolano lungo la schiena.

F come Fotografia. Ça va sans dire.

G come Guardare. Le persone che mi interessano e quelle che amo, le guardo, ne osservo i dettagli, i movimenti, il modo in cui occupano lo spazio. Ci parlo guardandole negli occhi, dentro gli occhi. Per qualcuno è imbarazzante.

H come Home che non è come House. Home è il posto in cui tornare e da cui non sento il bisogno di uscire pochi minuti dopo. Quello che nel tempo assume le mie forme, acquista il mio odore, che parla di me senza dire una parola.

I come Inverno, ne ho bisogno tanto quanto dell’estate. L’aria fredda sulle guance arrossate, le prime brine, neve, ghiaccio, nebbia, i maglioni di lana, i ramponi che hanno sostituito gli sci, il punch al rum, il camino acceso, nascondere la testa sotto il piumone. D’estate spendo la sua ricarica, fanculo le stagioni inutili.

L come Libri da sfogliare, allineare, riaprire, guardare. Questione di sensi. I libri di carta sono vivi, nascono con l’odore di inchiostro e carta tiepida e invecchiano con me. Una volta ci tenevo che fossero nuovi e perfetti, ora la prima scelta è tra gli usati, che l’esser stati letti da altri è come un valore in più.

è tanta roba, del Mare e della Montagna ho già detto, son come due facce dello stesso posto da trattare con lo stesso rispetto. E poi Milano, la Musica, le M, Me.

N come Notte. From Dusk till Dawn, le mie ore sono quelle. Il buio, le mezze luci, i riflessi, i dettagli, i visi seminascosti dalle ombre, i colori prosciugati e riversati in uno scatto. Le parole scorrono libere e allegre, i bicchieri si svuotano più velocemente, le mani si trovano, i corpi si accolgono. Al mattino sono uno zombie, uno zombie felice.

O come Olfatto. Dei cinque sensi è quello che mi regala le sensazioni più immediate e involontarie. Tempie-schiena-stomaco-ventre in un nanosecondo.

P come Pane, Pasta, Parmigiana, Patate, Pizza, Pink Floyd, Pearl Jam, Police, Pratt, Pazienza, Puerto Escondido.  Qualcuno ha detto che le cose belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare. E spesso iniziano per P, aggiungo io.

Q come Quadratura. Quella che cerco nelle cose e nelle persone, quella che è matematicamente impossibile da ottenere.

S come Sogni. “Sognate. Se non sapete sognare, siete morti.” (Jim Valvano, allenatore della North Carolina State University)

T come i Trip per le robe più improbabili, dai fuochi fatui durati un inverno come decoupage, craquelé, punto croce, modellismo navale, piante carnivore e lingue esotiche, a quelli che si ripropongono ciclicamente come la musica islandese o la maglia ai ferri. Fattor comune è il dotarmi ogni volta di materiale di livello semiprofessionale e/o libri e manuali da studiare neanche fosse la professione del futuro.

V come Victoria’s. Ognuno ha le sue debolezze, i suoi segreti.

Z come Zaino. I viaggi dei miei sogni, quelli fatti e quelli ancora nella wishlist, son tutti con lo zaino sulle spalle riempito del minimo indispensabile, almeno alla partenza. Il contenuto al rientro è sempre ampiamente discutibile e molto meno essenziale.

Lui è Heiðar Logi Elíasson, ed è il primo surfista islandese, l’integrale del trailer l’ho visto all’Ocean Film Festival. Splendido.

Saturday Night

“Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te”

(Francis Scott Fitzgerald)

“Come Together” – Paul Weller, Paul McCartney & Noel Gallagher

 

Night #1

Faceva freddo. Ma era una di quella sere che come fai a stare in casa. Lavorato venerdì mattina, poi ancora da metà pomeriggio fino a notte inoltrata, e poi ancora tutto il giorno fino a sera. Quando c’è da fare con l’energia elettrica, raramente fila tutto liscio, si contano sempre vittime sul campo. Conto salato, ‘sto giro.

Quindi avevo bisogno di aria, e l’ho trovata. Fresca. Fredda. Pungente. Con la nuvoletta bianca del respiro. Guance rosse, calde e gelide allo stesso tempo. Occhi stretti e lucidi. Ginocchia che scricchiolano alle prime pedalate. Veloce nel parco e in strada, lenta tra la gente. Avevo sperato ci fosse anche lei, ma è sfuggente e si fa vedere solo quando vuole, il tempo di passare da casa e s’era già dileguata, lasciando solo quella patina lucida che potresti confondere con un po’ di pioggia appena caduta.

Soliti percorsi larghi del pomeriggio, ma di notte son più belli. Mi piace fermarmi agli angoli e guardare le persone, anche loro son diverse la notte. Dita dei piedi prossime al congelamento, anca destra dolorante a ricordare che c’hai una certa. Sedici chilometri e tre ore passate senza guardare l’orologio. In altri tempi non sarei neanche uscita con questa temperatura, ma è qualche anno che ho iniziato ad apprezzare l’inverno. Come tante altre cose che non avevo mai assaggiato. Come le olive, le cipolle e gli spinaci. Bisognava solo farci amicizia.

“Alive” – Pearl Jam

Riflessioni

Ogni promessa è debito… Mortellaro, questo è il tuo blur, urbano e notturno.

“CRX” – Casino Royale

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New year’s day

Alla fine mi sono lasciata prendere da un po’ di buonismo anche io, ed ecco qua i miei auguri a tutti voi. Cosa augurare? Ciò che ognuno di voi desidera di più.
Quello che è appena passato è stato per me un anno di radicali cambiamenti ed ha prodotto una me in versione 2.0, non proprio un’altra persona rispetto a dodici mesi fa, ma quasi. Ho incontrato tante belle persone qui, dalle prime che mi hanno dato fiducia alle ultime che ho conosciuto, da quelle con cui ho rapporti più stretti e sento anche al di fuori di qui a quelle con cui ci si scambia solo qualche timido “like”.
E’ bello essere qui con voi.

“New year’s day” – U2

 
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Può bastare

Una notte stellata, un sacco a pelo e buona musica di sottofondo. Può bastare.

“Human Nature” – Miles Davis

 

What if…

Road

“Drive” – R.E.M.

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Nightswimming in Amsterdam, 2013

You, I thought I knew you.
You I cannot judge.
You, I thought you knew me,
this one laughing quietly
underneath my breath.
Nightswimming.

The photograph reflects,
every streetlight a reminder.
Nightswimming deserves a quiet
night, deserves a quiet night.

“Nightswimming” – R.E.M.