Night #1

Faceva freddo. Ma era una di quella sere che come fai a stare in casa. Lavorato venerdì mattina, poi ancora da metà pomeriggio fino a notte inoltrata, e poi ancora tutto il giorno fino a sera. Quando c’è da fare con l’energia elettrica, raramente fila tutto liscio, si contano sempre vittime sul campo. Conto salato, ‘sto giro.

Quindi avevo bisogno di aria, e l’ho trovata. Fresca. Fredda. Pungente. Con la nuvoletta bianca del respiro. Guance rosse, calde e gelide allo stesso tempo. Occhi stretti e lucidi. Ginocchia che scricchiolano alle prime pedalate. Veloce nel parco e in strada, lenta tra la gente. Avevo sperato ci fosse anche lei, ma è sfuggente e si fa vedere solo quando vuole, il tempo di passare da casa e s’era già dileguata, lasciando solo quella patina lucida che potresti confondere con un po’ di pioggia appena caduta.

Soliti percorsi larghi del pomeriggio, ma di notte son più belli. Mi piace fermarmi agli angoli e guardare le persone, anche loro son diverse la notte. Dita dei piedi prossime al congelamento, anca destra dolorante a ricordare che c’hai una certa. Sedici chilometri e tre ore passate senza guardare l’orologio. In altri tempi non sarei neanche uscita con questa temperatura, ma è qualche anno che ho iniziato ad apprezzare l’inverno. Come tante altre cose che non avevo mai assaggiato. Come le olive, le cipolle e gli spinaci. Bisognava solo farci amicizia.

“Alive” – Pearl Jam

47 pensieri su “Night #1

    1. Ispira anche a colori, e ne ho tante in archivio… ma ci sono alcune condizioni che per me sono in bianco e nero: la notte, la nebbia, la pioggia. Raramente lascio i colori, mi piacciono di più così, con meno distrazioni.

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      1. No, di freddo. Che è poi la sensazione che mi lascia sempre Milano. Bella, ma fredda.
        Sono quassù (anzi un po’ più su) da 26 anni ormai. Mia cognata abita a Milano, mia moglie abitava a Milano. L’ho girata e rigirata, senza sapere dove andare (per davvero neh, mi perdo sempre immancabilmente), ed ogni volta mai che avessi sentito un qualcosa avvinghiarmi il petto, o la panza.

        E’ un mio limite, sicuramente.

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        1. Io non parlerei di limiti, non puoi farti piacere un posto se non è nelle tue corde, se non lo senti affine. Quella tua stessa sensazione di freddezza io la ricevo da Torino. Bella, ok, ma non ci vivrei mai. Qui invece mi ci sono trovata bene da subito, pure se provengo da cinquecento chilometri più giù, mi ci sono trapiantata a quarantasei anni da sola e la scelta più ovvia avrebbe dovuto essere Roma.

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            1. Vivere a Roma, ecco, neanche lei è nelle mie corde. Ci ho passato sei mesi e mi sono bastati, nei weekend fuggivo a gambe levate. Troppo casino, troppa disorganizzazione, non fa proprio per me 😬

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              1. Si, purtroppo è così.
                E non è la disorganizzazione caciarona, quasi festosa di una volta. E’ diventata proprio becera ed ignorante.
                Però qualche nicchia si salva ancora.
                Io quando ci torno provo a mettere gli occhiali fantachimerici, quelli che indossava Micromino, e cerco di rivivere i bei tempi andati.

                Il suo guaio, di Roma intendo, è che le strette al cuore, o il magone nella panza, è ancora capace di risvegliarle.
                La differenza, senz’altro, la fa che ce so’ nato. Quello, temo, sia il mio limite.

                (chiedo venia se divago. oggi c’è la nebbia e i sospiri se sprecano… 😉

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    1. Se hai un po’ di interessi che vanno oltre la TV, a Milano c’è davvero tanto, io non riesco a star dietro a tutto quello che vorrei fare dopo il lavoro. E anche non volendo fare qualcosa di particolare, mi basta uscire in bici per rilassarmi e sgomberare la mente.

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    1. L’ho spiegato poco sopra a Vipero… La notte, la nebbia e la pioggia le vedo così, ma non perché mi mettano tristezza, anzi. Sono le condizioni in cui mi piace di più scattare, e, soprattutto la notte, vivere. Una via di mezzo tra un riccio e un pipistrello 🙂
      E i colori spesso distraggono dall’essenziale, per questo li tolgo.

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  1. Milano… Sarà pure figa, ma 1,60€ per un cappuccino col latte a lunga conservazione è di un’inciviltà assoluta.

    Colpa mia, ho omesso il controllo preventivo cartoni del latte
    😛

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  2. Ecco, dovrei imparare da te, io che invece da due settimane me ne sto chiuso in casa perché fuori si gela e dentro giusto un po’ meno. Splendide foto, come sempre. Mi fai venire voglia di prendere un treno e farmi un salto a Milano, che ci son giusto un paio di mostre interessanti 🙂
    Buone feste!

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    1. Sono sistemista informatica, uno di quei lavori che per farlo ce lo devi avere scritto nel DNA. Passo le giornate tappata tra ufficio e sala server, e la sera quando esco ho proprio bisogno di sgomberare la mente da tutto.
      Grazie e buona giornata anche a te 🙂

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