Nothing Else Matters

Da qualche parte a nord di Kos…  

“So close no matter how far”

“Nothing Else Matters” – Metallica

So close no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I don’t just say
And nothing else matters

Trust I seek and I find in you
Every day for us something new
Open mind for a different view
And nothing else matters

Never cared for what they do
Never cared for what they know
But I know

So close no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Never cared for what they do
Never cared for what they know
But I know

I never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I don’t just say
And nothing else matters

Trust I seek and I find in you
Every day for us something new
Open mind for a different view
And nothing else matters

Never cared for what they say
Never cared for games they play
Never cared for what they do
Never cared for what they know
And I know

So close no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
No nothing else matters

Di libri, architettura, cristalli di ghiaccio, AC/DC. 

Siamo in fila poco dopo l’autodromo di Imola, si avanza di venti centimetri al minuto, se va bene. Avrei preferito rimanere in zona e ripartire domani, ma uno di noi deve rientrare. Io che sono persona comoda, mi ero invece presa due giorni di ferie da tempo. Che poi con la coda che c’è, arriveremo a casa tardissimo lo stesso.
Mollo il volante all’amico rompiballe e mi faccio trasportare, tutta colpa sua se in questo momento non sono già docciata e pronta per dormire, giusto una pagina del libro poi sarei caduta nel mondo dei sogni.

In questi giorni ne sto leggendo uno che mi è stato (molto ben) consigliato, tratta l’importanza e l’influenza dei sensi nei progetti di architettura. Io faccio tutt’altro lavoro, ma sono curiosa di molti argomenti e in questo libro ce ne sono concentrati due che mi interessano parecchio.

Del ruolo dei sensi ho parlato più di una volta, con la convinzione che la vista è sopravvalutata, o meglio, che tutti gli altri sono sottovalutati. L’olfatto genera in me reazioni ben più forti, poggiare le dita su un oggetto ad occhi chiusi costringe come minimo ad avvicinarsi con cautela, percorrerne la forma e tastarne la consistenza prendendosi il tempo necessario per conoscerlo rispetto alla rapida presa che avremmo fatto ad occhi aperti. Un comportamento analogo sarebbe necessario per mangiare senza guardare; raramente poi ci si sofferma sul sapore già acquisito di un cibo.
Questo per dire che i sensi hanno tutti il loro peso.

Quanto all’architettura, visitando alcuni musei sono stata affascinata tanto dalle opere esposte quanto dall’edificio ospite, il Guggenheim di New York su tutti. Altrettanto affascinante è stato vedere progetti di riutilizzo per altri fini di grandi strutture preesistenti, come la High Line e la Tate Modern, oppure un’opera d’arte costruita con il preciso intento di destinarla all’uso dei meno abbienti, come l’ insieme di case popolari di Hundertwasser a Vienna.

Ora io non ho la formazione e la cultura necessarie per comprendere la progettazione di tali opere, il mio punto di vista è quello dell’utente che fruisce ciò che la mente dell’architetto ha creato e ne gode gli effetti. Ed è qui che si inserisce il libro, ponendo l’accento sulle sensazioni e le percezioni che un edificio è in grado di generare piuttosto che sugli stili o le forme, sui sensi come ingredienti e fini del progetto, e sul modo in cui il risultato desiderato è stato ottenuto, spiegandolo senza fare uso di un linguaggio troppo complicato.

E succede che adesso so da dove derivano le emozioni inconsciamente provate al cospetto di quegli edifici, la tensione nel risalire la spirale del Guggenheim e la sensazione di totale immersione nella luce della Gare d’Orsay, come un subacqueo avvolto dall’acqua.

Andando avanti, ho trovato inaspettatamente riferimenti ad altri libri già letti, come “Il profumo” di Patrick Süskind, e “Il senso di Smilla per la neve”, di Peter Høeg, di cui sono riportati degli estratti.

smilla

Quanta sensibilità ci vuole per distinguere le infinite sfumature di bianco di un paese nordico? Un fiocco di neve da un altro? Qanik, firn, hikuliaq….

Neve, cristalli, ghiaccio… mi torna in mente quel giorno in Islanda, quando mentre tutti gli altri fotografavano l’immensità del paesaggio e le decine di iceberg arenati sulla spiaggia, io mi perdevo nei minuscoli dettagli di uno solo.
A guardarlo da lontano, sembrava un anonimo blocco come tanti altri, ma avvicinandomi con il macro, ho scoperto un’infinità di quei cristalli, accalcati uno di fianco all’altro come le 90.000 persone del concerto di stasera. Solo che i cristalli erano molto più ordinati, a formare un disegno che sembrava scolpito da un cesellatore piuttosto che dalla natura.

Cristalli

 E intanto si sono fatte le 2:15, il tempo passa, la strada no. Chissà quando arriveremo.

Heart of Glass

Heart of Glass

“Heart Of Glass” – Blondie

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Come una cascata

A volte le parole escono da sole, come se non stessero aspettando altro che la buona occasione per farlo, come una cascata che ha finalmente trovato la sua strada per scendere a valle e placarsi.

Waterfall II

“Moneygrabber” – Fitz & The Tantrums

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Le vent nous portera

Le vent nous portera

Lanzarote è stata una sorpresa. Sapevo che avrei trovato una terra vulcanica e quindi aspra, ma è pur sempre nella fascia sub-tropicale. E invece l’ho scoperta molto simile all’Islanda, ma ancora più asciutta e scarna, lassù c’è tanto verde, qui ce n’è pochissimo. Distese scure e brulle, da lontano appaiono come terreni grossolanamente vangati, ma ti avvicini e quelle che sembravano zolle di terra sono invece blocchi di lava spigolosi, ammassati uno sull’altro come se l’ultima eruzione ci fosse stata un anno fa invece che quasi duecento.

Qualche albero solo intorno ai villaggi. In prossimità dei vulcani, le distese di lava solidificata su cui si cammina, dura e tagliente, sono ricoperte da licheni e da qualche pianta grassa, e questa è la vegetazione più rigogliosa. Il terreno è un susseguirsi di crepacci e blocchi più o meno grandi, scomposti e sovrapposti, testimonianza della potenza che scorre sotto i nostri piedi.

Questa non è una zona turistica, ti guardi intorno e non c’è anima viva. Se ti lasci andare un attimo potresti immaginare di essere nel mesozoico, e intravedere da lontano la sagoma di un dinosauro. Non ti stupiresti neanche se accadesse davvero.

Tutto intorno all’isola, la potenza dell’oceano che si abbatte sulle coste infrangendo le onde sulle spiaggie e sulle rocce. Mi piace guardarle montare da lontano e arrivare a sciogliersi ai miei piedi in rivoli di schiuma bianca che contrastano col nero della spiaggia e delle rocce. Mi son portata a casa la registrazione audio anche di questo mare, come di tutti gli altri.

Ad abbracciare il tutto, una presenza costante nel tempo e nelle ore del giorno e della notte,  tangibile nella sua forza: il vento. L’elemento ricorrente che ha plasmato  l’isola nella sua essenza, la probabile causa primaria del suo essere così dura e incontaminata.

Il bianco e nero è accentuato, in qualche caso esasperato per dar corpo anche ad un altro aspetto. Lanzarote è famosa per essere un’isola senza inverno, noi abbiamo trovato un’ulteriore similitudine con l’Islanda estiva: il clima. Ci hanno detto che erano almeno trent’anni che non si registrava una stagione del genere. Vento freddo e pungente, temperature basse, rari sprazzi di azzurro in un cielo quasi costantemente grigio, di quel grigio di poco spessore buono solo a catturare i colori.

“Le Vent nous portera” – Sophie Hunger


Je n’ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu’on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien

Le vent nous portera

Ton message à la grande ourse
Et la trajectoire de la course
A l’instantané de velours
Même s’il ne sert à rien

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

La caresse et la mitraille
Cette plaie qui nous tiraille
Le palais des autres jours
D’hier et demain

Le vent les portera

Génétique en bandoulière
Des chromosomes dans l’atmosphère
Des taxis pour les galaxies
Et mon tapis volant dis

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

Ce parfum de nos années mortes
Ceux qui peuvent frapper à ta porte
Infinité de destins
On en pose un, qu’est-ce qu’on en retient?

Le vent l’emportera

Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J’emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

50 + n cose da fare nella vita

Su suggerimento dell’amica Diana, abbiamo deciso di scrivere la lista delle 50 cose da fare nella vita (dire così mi piace di più che “prima di morire”…). All’inizio mi sembravano tante, ma poi man mano che scrivevo, mi sono accorta che 50 non bastano, no, proprio no… ne ho cancellate un bel po’, ho sforato di tre, e ho smesso di pensare. Quel che rimane è il mio personalissimo minimo sindacale,in ordine sparso, in giallo ciò che ho già fatto. Alcune sono ripetibili, altre no. Tutto sommato, sto a buon punto.
Edit: Il post sarà dinamico, con le nuove idee aggiunte strada facendo.

  1. Fare snorkeling con lo squalo balena
  2. L’Islanda d’estate, per i paesaggi mozzafiato
  3. L’Islanda d’inverno, per l’aurora boreale
  4. Fare un vero colpo di testa. E un altro, molto più grosso del primo
  5. Dormire nel deserto 
  6. Un mese Due settimane in barca a vela tra le isole dell’Egeo, in buona compagnia
  7. Vedere un concerto dei Pink Floyd
  8. Sedersi sulla spiaggia davanti al mare in tempesta
  9. Due settimane in catamarano a Los Roques
  10. Bere birra ascoltando musica nei localini di Praga
  11. Sedersi, poggiare la macchina fotografica a terra e riempire gli occhi invece della SD
  12. Gli aceri giapponesi in autunno
  13. Fare volontariato in Africa e vedere con i propri occhi
  14. Affittare una bici a Central Park e togliersi le scarpe sotto una magnolia in fiore in primavera
  15. La crema di nocciole fondente della “Rivoire” di Firenze, mangiata con le dita
  16. Partire per un viaggio con lo zaino spalla prenotando solo i biglietti aerei
  17. Dare appuntamento al proprio uomo, quello ufficiale, in un hotel fuori mano
  18. Immergersi sul relitto del Thistlegorm
  19. Salire sul vulcano di Stromboli
  20. La cerimonia del tè giapponese
  21. Nuotare tra i delfini di Sha’ab Samadai
  22. Farsi un maglione coi ferri
  23. Passare un fine settimana su una casa sopra un albero
  24. Guardare due film di seguito al cinema
  25. Mangiare felafel in Giordania fino a scoppiare
  26. Fare come Eugenio Finardi in “Come un animale”
  27. Togliersi i sassolini dalle scarpe
  28. Una traversata in notturna a vela, con milioni di stelle negli occhi
  29. Venti giorni da Mosca a Pechino in Transiberiana
  30. Fare un regalo senza un’occasione particolare
  31. Andare al MoMa per vedere la “Notte Stellata” di Van Gogh
  32. Fare l’amore ascoltando “The great gig in the sky”
  33. L’Argentina dalle pampas a Ushuaia
  34. “Moules-frites” in Belgio
  35. Immergersi nel Great Blue Hole del Belize
  36. Cucinare un’intera cena a base di pesce e servirla su una tavola perfettamente apparecchiata, per due
  37. La collezione degli impressionisti del Museo d’Orsay
  38. Da Pretoria a Città del Capo con il Rovos Rail
  39. Emozionarsi all’accensione della lampadina del primo circuito elettrico costruito alla scuola media
  40. Annusare l’odore del cibo prima di mangiare, in particolare quello dei gamberi di fiume appena cotti al vapore
  41. Fare un tour della regione dello Champagne
  42. Partire per un viaggio organizzato senza conoscere nessuno dei partecipanti
  43. Guardare “Dragon Trainer” con un’amica e un cesto di popcorn
  44. Affittare una macchina decappottabile e percorrere la Pacific Coast Highway
  45. La bistecca alla fiorentina, quella tradizionale
  46. In kayak con le orche nello stretto di Johnstone, Canada
  47. Dire di si alla mia migliore amica senza farle finire la domanda quando chiede “Andiamo a…?”
  48. Lo zabaione col marsala
  49. I parchi americani dell’ovest
  50. Le chiacchiere serali nel pozzetto di una barca con un buon bicchiere di vino in mano
  51. Bere champagne con la pizza
  52. Dire alla mia migliore amica che il mondo non sarebbe lo stesso senza di lei
  53. La grande migrazione degli animali nell’Africa orientale
  54. Venti giorni in Cina con la mia amica cinese H.K.
  55. Una settimana in Lapponia dormendo negli igloo di vetro di Kakslauttanen
  56. Prendere un aereo per andare a vedere un film all’Electric Cinema di Londra e tornare
  57. Entrare al Louvre solo per la Nike di Samotracia. Una volta, due, tre.
  58. Fare un’immersione subacquea nel cenote Pit.
  59. Fotografare Fuerteventura.
  60. Fotografare Milano. Quella nascosta, quella della notte e quella della mattina presto. 
  61. Da residente.
  62. Da proprietaria di una casa.
  63. Le Svalbard d’estate per vedere orsi bianchi, foche, renne, volpi e pulcinelle.
  64. Le Lofoten in ottobre per la migrazione delle orche. In alternativa al 46, ma anche in aggiunta.
  65. Lego Creator 10220 (Volkswagen T1 Camper Van)
  66. La Patagonia

L’Atlantico immenso di fronte

Il mio primo oceano, qualche anno fa

“Canzone della bambina portoghese” – Francesco Guccini

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Dietro la finestra

Quanto è bella la pioggia guardata da dietro la finestra? Non quella distruttiva degli ultimi giorni, è ovvio. Quella pioggia leggera, che schizza sul vetro tutte queste goccioline, una diversa dall’altra.
Grandi e piccole, ognuna con la sua forma, tonde o irregolari.
Gocce solitarie.
Gocce che si uniscono formando un rivolo leggero che scende fino alla base.
Gocce piene che sarebbero pronte a scendere da sole ma rimangono li attaccate, impassibili nonostante il vento e le altre gocce che cercano di conquistarne la posizione.
Gocce che invece spariscono di loro iniziativa, per lasciar spazio a gocce nuova e diverse.
Gocce come tante persone che popolano il vetro di una vita intera.

“Europe, After the rain” – Max Richter