The sound of silence

“Silence like a cancer grows”

“The sound of silence” – Simon & Garfunkel


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C’è sempre una prima volta

Io non sono una che scrive, leggo con piacere i blog degli altri, a volte commento se ho qualcosa da dire, senza intromettermi troppo. Scrivere mi piacerebbe anche, ma ho l’ansia da prolissità, che lo so che mi dilungo troppo, non so raccontare di fatti generici, e mi chiedo cosa gliene possa fregare agli altri dei miei.
E poi mi trovo a mio agio con la fotografia, a ognuno il suo linguaggio.

Ma adesso ho un problema, e per spiegarlo c’è bisogno delle parole.
Ho aperto il blog un anno fa, subito accantonato per problemi personali, per riprenderlo più o meno da tre mesi, quindi contano solo quelli.
Il problema è che stamattina tra le notifiche ho visto un numeretto, 68 followers… e questa cifra mi dà da pensare. C’è qualcosa che non va. Non è possibile. Magari voi penserete che 68 non sono niente rispetto ai mille mila di altri, ma io non ce l’ho un termine di paragone, e comunque per me sono tanti.

Nella vita quella vera, ho un certo numero di amici ma non sono poi così tanti, pochi ma buoni, per usare un luogo comune. Non mi trovo a mio agio nelle conversazioni del più e del meno, sono più competente di musica e fumetti che di analisi comparata degli ultimi trent’anni di meteo, ergo tutta una serie di conoscenze superficiali non le so mantenere, e confesso che neanche mi dispiace. Ho alle spalle una convivenza di dieci anni, e di recente ho sostituito l’uomo con un gatto.
Nella vita quella vera, l’unico vero follower è lui, quando ha fame, quando vuole uscire o quando ha voglia di essere un po’ coccolato. Il gatto è un animale di carattere e fondamentalmente onesto, quando ti cerca, ti fa capire chiaramente il motivo, e se sta con te è perché è proprio quello che vuole in quel momento. Ho un po’ divagato, ma è attinente.

Torniamo al problema iniziale. Con alcuni di voi, ho stretto piacevoli relazioni di reciproche frequentazioni, ci leggiamo, ci commentiamo, come si potrebbe fare tra persone in carne ed ossa, a volte anche fuori di qui. Con altri ci si incontra ogni tanto, e va comunque bene. Facendo un rapido conto, sarà un quarto del totale. Un numero ragionevole per le mie capacità relazionali.
E tutti gli altri? Chi sono? Malati colti dalla sindrome da inseguimento? Biechi calcolatori che puntano a bollini da “X follows” sempre più alti con la tecnica del “seguire per farsi seguire”? Voyeur di blog altrui? Perché non danno evidenza di sé a parte quel primo clic? Un recente nuovo amico di qui mi ha detto: “Sporca quando entri, lascia un segno del tuo passaggio”, ed è qualcosa che condivido. Ricevere un apprezzamento o anche una critica mi fa piacere, è tutto costruttivo e genera dialogo. Che gusto c’è ad essere qui senza interazione? Leggere un post senza far sapere a chi lo ha scritto che ci è piaciuto? Fare lo spettatore invece che aggiungere una nostra esperienza o controbattere e argomentare se non siamo d’accordo?

Poi un’altra cosa. Non so voi, ma io nel reader la roba che non mi interessa non ce la tengo. Mi urta, mi distrae e mi fa perdere tempo. Ci tengo solo blog che probabilmente leggerò. E pochi, altrimenti rischio l’overbooking. Perché poi anche a leggere ci vuole tempo, non mi fermo al post nudo e crudo perché spesso i commenti valgono quanto e più del post stesso. Ho seguito thread mille volte più interessanti di tutti i talk show televisivi messi insieme (potevo cercare un paragone migliore che la media del talk show italiano è bassina, lo so, ma il senso credo si capisca lo stesso). Questo mondo virtuale è un bel po’interessante, ma c’è una vita la fuori, mica si può passare tutto il tempo qui a spulciare tra i blog.

E allora mi chiedo: sono solo io ad essere incapace di seguire tanti blog contemporaneamente? A cercare con le persone di qui un rapporto simile a quello che potrei avere davanti a un caffè, simpatie ed antipatie comprese? Ad interessarmi più della qualità che della quantità? Oppure ho scritto una marea di cazzate e dovrei farmi meno pippe mentali? Sono le 3:30, e quando si scambia la notte con il giorno ci può stare anche questo.

“Follow you, follow me” – Genesis

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Io c’ero

Io c’ero

Credo che ieri queste immagini ed i video dello scontro siano stati visti in tutt’Italia.
Io ero lì, insieme ai miei colleghi, impiegati e operai, uomini e donne, la qualifica e il sesso non fanno alcuna differenza. Tutti a difendere il nostro posto di lavoro, con noi c’erano persino pensionati di reparti chiusi da tempo, gente che ancora crede nel lavoro.
Guardateci, vi sembriamo forse dei teppisti o dei black block? Guardate le nostre facce, siamo tutti a volto scoperto, armi di nessun tipo, c’è chi addirittura sta a maniche corte. Sembriamo forse un ammasso di esagitati partiti da Terni per far danni? Il massimo del casino fatto sono stati cori da stadio. È vero che c’è stato del nervosismo dopo lo scarno comunicato dell’ambasciata, ma a calmare gli animi a manganellate sono capaci tutti, quella era cosa più semplice da fare. E se ci avessero lasciato passare subito per portare la nostra protesta fino al MISE come poi è stato comunque fatto, non sarebbe successo niente.
Amo il mio paese, ma la voglia di andarsene è sempre più forte.

Quello che non c’è

“Quello che non c’è” – Afterhours

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Time machine

Indietro nello spazio e nel tempo. Qui.

“Vor í Vaglaskógi” – Kaleo

Because The Night

“Love is an angel disguised as lust”

“Because The Night” – Patti Smith

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Pensieri che hanno i denti

Ci sono pensieri che hanno i denti
Che a pensarli fanno male.
Ci sono pensieri che cerchi di non pensare mai,
perché una volta pensati niente è più come prima.
Ci sono pensieri che hanno i denti
e quando li pensi cominciano a mangiarti.

Barbara Garlaschelli

“Massive Attack” – Two Rocks And A Cup Of Water