“Chi non crede alla magia, non la troverà mai”
“L’isola che non c’è” – Edoardo Bennato
“Chi non crede alla magia, non la troverà mai”
“L’isola che non c’è” – Edoardo Bennato
“Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito.”
Alessandro Baricco, “Novecento”
“The Köln Concert, Part 1” – Keith Jarrett
Certi giorni mi prudono le dita, ma non posso grattarmele qui.
Ci pensavo da un po’, e ho deciso di aprire una derivazione dedicata a questa funzione.
Chi vorrà entrare, sarà il benvenuto. A patto di abitare in questo mondo, quello di WordPress.
La prima cosa che faccio la mattina quando mi alzo è posizionare l’iPhone sulla base collegata agli altoparlanti e aprire Spotify.
Lo shuffle della mia playlist preferita oggi mi ha portato questo pezzo, qualche giorno fa avevo scattato una foto alla gatta sognante comodamente accoccolata su un letto di foglie marroni. Le coincidenze si susseguono.
La CA1 quest’anno non me la toglie nessuno.
“California Dreamin'” – Bobby Womack
Oggi ho aperto iTunes, ho ordinato la libreria per numero di riproduzioni, e ho realizzato che tra i tanti giga di musica che ho, ascolto sempre le stesse cose, e che è proprio vero che “I fustini del Dixan dei giocattoli andrebbero sempre rovesciati tutti per terra prima di cominciare a giocare”.
Ho premuto il tasto “shuffle” e ne è uscito questo pezzo che non sapevo neanche di avere, le tracce del disco non le avevo mai ascoltate tutte.
Due giorni fa pensavo al fatto che “Non si può chiedere alle persone più di quanto non siano in grado di dare”, ora, come a seguire un filo invisibile, c’è questo pezzo a ricordarmi che comunque le guardi, le persone, nella loro essenza, restano ciò che sono. Nel bene e nel male.
Il potere dello shuffle. Grazie a Mortellaro per avermi ricordato che quel tasto è lì per essere usato (due citazioni in un solo post, non ti ci abituare!).
“Guardandole al contrario” – La Tresca featuring Orla di Bandabardò
Ci sono cose nella vita di ogni giorno
Che guardandole al contrario non sembrano diverse tra loro
C’è gente che si incontra nel mondo che viviamo
Che guardandola al contrario non cambia
Ci sono circostanze in cui capitiamo
Che guardandole al contrario non cambiano
Ci sono poi delle frasi ricorrenti
Che noi non lo sappiamo
Ma che guardandole al contrario non cambiano
La vita spesso è come un palindromo
E’ fatta di cose uniche
Ma anche di frasi all’apparenza insensate
Che di solito rispecchiano il senso della realtà
E’ come scrivere “i topi non avevano nipoti”
Lo puoi leggere anche al contrario, ma il risultato non cambia
La vita quindi dipende molto dal punto di vista
Ma le cose, i fatti, e le persone, restano ciò che sono.
Non si può chiedere alle persone più di quanto non siano in grado di dare.
È qualche giorno che rifletto su questa cosa, farlo vuol dire crearsi delle false aspettative e riporre desideri e speranze nel posto sbagliato, sapendo già che non verranno esauditi e ne resteremo delusi. Poi questa mattina leggo il post di paroledimaru, e vedo che non sono l’unica ad avere certi pensieri… “non si può scavare dove non c’è profondità”.
Mi è tornata in mente una tavola di Andrea Pazienza, un’anima immensa che è stata schiacciata dal suo stesso peso. Lì ce n’era tanta di profondità.

Spesso non c’è dolo o cattiveria nel comportamento, ma solo superficialità, quindi mancanza di profondità, proprio ciò che ha scritto Maru. E non c’è cattiveria neanche nel giudizio, è solo un dato di fatto e il comportamento conseguente in teoria dovrebbe essere facile, il rapporto è una perdita di tempo e di energie, a prescindere dal fatto che si tratti di amicizia o altro.
In teoria. Qualche volta però mi succede di ritrovarmi faccia a faccia con la materializzazione di questo pensiero, e non sapere che direzione prendere.
È che quando ho a che fare con altre persone mi faccio sempre un sacco di domande.
Se le mie aspettative sono eccessive. Se pretendo troppo da chi ho intorno. Quali sono i cardini e quali i punti a cui non posso rinunciare. Fin dove è giusto spingermi con i compromessi e quanto sono disposta lasciare sul campo. Se quella persona magari è in grado di dare altro, qualcosa che io non mio aspetto. Ed è difficile rispondermi.
La perfezione non esiste, e sarebbe anche noiosa se esistesse, e poi ho sempre avuto una certa predilezione per le imperfezioni, sono nettamente più interessanti, sotto tutti i punti di vista. E piuttosto che dal principe azzurro con la calzamaglia ed il cavallo bianco, potrei ritenermi soddisfatta da un paio di jeans, uno zaino e la metà della mia lista.
“Whishlist” – Pearl Jam
A differenza di altri paesi come la Francia o il Belgio, in italia il fumetto non è considerato un’arte, ma non è questo il punto adesso.
Il punto è che ce n’è uno in particolare che secondo me dovrebbe essere fatto leggere in tutte le scuole, al pari del “Diario” di Anna Frank che fecero leggere a me.
“Maus” di Art Spiegelman
Il libro parla dell’Olocausto, rappresentando i personaggi come animali antropomorfi, gli ebrei sono topi (maus, in tedesco), i nazisti sono gatti, gli americani sono cani, ogni gruppo è rappresentato distintamente ma omogeneamente.
E la storia non è la rappresentazione sotto forma di fumetto di eventi lontani per Spiegelman, è il racconto della vita dei suoi stessi genitori, ebrei polacchi, dalle persecuzioni fino alla cattura e la deportazione nei campi di concentramento fino alla successiva liberazione ed agli eventi che seguirono.
E’ stato il primo fumetto ad essere insignito di uno Special Award del premio Pulitzer, il massimo riconoscimento giornalistico mondiale.
Da ragazzina a scuola mi fecero leggere il Diario di Anna Frank. Ero grande abbastanza per capire i fatti ma non per trovarne una spiegazione logica. Sono cresciuta un bel po’ da allora, ma non l’ho ancora trovata.
Non sono mai stata ad Auschwitz o a Dachau, ma ho visitato la Risiera di San Sabba a Trieste, ed è già impressionante camminare tra quelle mura e provare ad immaginare ciò che è stato. Dico provare, perché non ci riuscirà mai nessuno che lì non ci sia stato davvero.
“Auschwitz – La canzone del bambino nel vento” Francesco Guccini & Modena City Ramblers
Da ascoltare fino alla fine.
It doesn’t interest me what you do for a living. I want to know what you ache for and if you dare to dream of meeting your heart’s longing.
It doesn’t interest me how old you are. I want to know if you will risk looking like a fool for love, for your dream, for the adventure of being alive.
It doesn’t interest me what planets are squaring your moon. I want to know if you have touched the centre of your own sorrow, if you have been opened by life’s betrayals or have become shrivelled and closed from fear of further pain.
I want to know if you can sit with pain, mine or your own, without moving to hide it, or fade it, or fix it.
I want to know if you can be with joy, mine or your own; if you can dance with wildness and let the ecstasy fill you to the tips of your fingers and toes without cautioning us to be careful, be realistic, remember the limitations of being human.
It doesn’t interest me if the story you are telling me is true. I want to know if you can disappoint another to be true to yourself. If you can bear the accusation of betrayal and not betray your own soul. If you can be faithless and therefore trustworthy.
I want to know if you can see Beauty even when it is not pretty every day. And if you can source your own life from its presence.
I want to know if you can live with failure, yours and mine, and still stand at the edge of the lake and shout to the silver of the full moon, ‘Yes.’
It doesn’t interest me to know where you live or how much money you have. I want to know if you can get up after the night of grief and despair, weary and bruised to the bone and do what needs to be done to feed the children.
It doesn’t interest me who you know or how you came to be here. I want to know if you will stand in the centre of the fire with me and not shrink back.
It doesn’t interest me where or what or with whom you have studied. I want to know what sustains you from the inside when all else falls away.
I want to know if you can be alone with yourself and if you truly like the company you keep in the empty moments.
(Oriah Mountain Dreamer)
“Dimmi” – Sulutumana
Non mi interessa che cosa fai per guadagnarti da vivere,
voglio sapere che cosa ti fa soffrire e se osi sognare di incontrare il desiderio nel tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai,
voglio sapere se rischierai di sembrare ridicolo per amore,
per i tuoi sogni, per l’avventura di essere vivo.
Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere,
se sei stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei inaridito e chiuso
per la paura di soffrire ancora.
Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo,
senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.
Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua,
se puoi danzare con la natura e lasciare che l’estasi ti pervada
dalla testa ai piedi senza chiedere di essere attenti,
di essere realistici o di ricordare i limiti dell’essere umani.
Non mi interessa se la storia che racconti è vera,
voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te stesso,
se riesci a sopportare l’accusa di tradimento senza tradire la tua anima.
Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi degno di fiducia.
Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando non è sempre
bella; e se puoi ricavare vita dalla Sua presenza.
Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo,
e comunque rimanere in riva a un lago e gridare alla luna piena d’argento: “Sì!”
Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai,
voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una notte di dolore e di disperazione,
sfinito e profondamente ferito e fare ugualmente quello che devi per i tuoi figli.
Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui,
voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me senza ritirarti.
Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato,
voglio sapere chi ti sostiene all’interno, quando tutto il resto ti abbandona.
Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso e se
apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere nei momenti di vuoto.
Su suggerimento dell’amica Diana, abbiamo deciso di scrivere la lista delle 50 cose da fare nella vita (dire così mi piace di più che “prima di morire”…). All’inizio mi sembravano tante, ma poi man mano che scrivevo, mi sono accorta che 50 non bastano, no, proprio no… ne ho cancellate un bel po’, ho sforato di tre, e ho smesso di pensare. Quel che rimane è il mio personalissimo minimo sindacale,in ordine sparso, in giallo ciò che ho già fatto. Alcune sono ripetibili, altre no. Tutto sommato, sto a buon punto.
Edit: Il post sarà dinamico, con le nuove idee aggiunte strada facendo.