American skin

Il 4 febbraio 1999 Amadou Diallo, un ragazzo liberiano residente a New York per motivi di studio, fu ucciso da quattro poliziotti del NYPD, 41 colpi di arma da fuoco, 19 a segno.
Era disarmato, e stava estraendo il portafoglio dalla tasca per obbedire alla richiesta di identificazione fatta dai poliziotti.

“American Skin (41 shots)” – Bruce Springsteen

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Lust

Lust is an emotion or feeling of intense desire in the body. The lust can take any form such as the lust for knowledge, the lust for sex or the lust for power. It can take such mundane forms as the lust for food as distinct from the need for food. Lust is a powerful psychological force producing intense wanting for an object, or circumstance fulfilling the emotion.” (Source: Wikipedia.org)

“Fjögur píanó” – Sigur Rós

Working Class Hero

Non ho mai descritto le mie fotografie per indirizzare chi le guarda, ognuno è libero di vederci ciò che vuole, chi tanto chi niente, non c’è arte, solo ciò che la mia mente vede e i miei occhi catturano.
Questa però è diversa, perché riguarda profondamente la mia vita, e richiede una spiegazione.
Io lavoro qui, da sempre, in una delle aziende controllate da questa fabbrica di acciaio, sono passati quasi 25 anni dalla prima volta che ci sono entrata, mio padre prima di me, operaio come tanti altri, per tutta la sua vita lavorativa, in un dei reparti spariti nel tempo.
Lui non c’è più, ma se l’avesse vista come è oggi ne avrebbe enormemente sofferto, lui che aveva sempre amato tanto il suo lavoro, umile e onesto.
Anche se tecnicamente non partecipo alla produzione, io amo quei rotoli lucidi e brillanti che vedo uscire dai cancelli.
E la fabbrica sta andando in pezzi, anno dopo anno, smembramento dopo smembramento, distrutta nel tempo da gestioni scellerate e menefreghiste, maltrattata dalle multinazionali, dimenticata dai governi.
Questa mattina, ennesima pessima notizia, ennesima trattativa trattativa fallita nella notte, via ai licenziamenti e si ricomincia con le assemblee, gli scioperi, le lotte, per arrivare forse a niente, forse per l’ultima volta, siamo proprio agli sgoccioli.
E questo post è per tutte le persone in mezzo alle quali sarò tra pochi minuti, nel piazzale della fabbrica.
Mi ero svegliata con l’idea di qualcosa di più allegro questa mattina, ma poi lungo il viale d’accesso, l’allegria è andata a farsi fottere.

 

“Working Class Hero” – Marianne Faithfull

 

As soon as your born they make you feel small
by giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all
Working Class Hero is something to be
Working Class Hero is something to be

They hurt you at home and they hit you at school
They hate you if you’re clever and despise a fool
Till you’re so fucking crazy you can’t follow their rules
Working Class Hero is something to be
Working Class Hero is something to be

When they’ve tortured and scared you for 20 odd years
then they expect you to pick a career
When you can’t really function you’re so full of fear
Working Class Hero is something to be
Working Class Hero is something to be

Keep you doped with religion, sex and T.V.
and you think you’re so clever and classless and free
but you’re still fucking peasants as far as I can see
Working Class Hero is something to be
Working Class Hero is something to be

There’s room at the top I’m telling you still
but first you must learn how to smile as you kill
if you want to be like the folks on the hill
Working Class Hero is something to be

Yes , A Working Class Hero is something to be
If you want to be a hero well just follow me
If you want to be a hero well just follow me

Try again

“Forse tutto quel che si può fare è sperare di arrivare alla fine con i rimorsi giusti”

Arthur Miller

“Naima” – John Coltrane

 

Il Mantello del Passato

Il mantello del passato è fatto con il tessuto delle emozioni della nostra vita e cucito con i fili enigmatici del tempo. In genere non possiamo fare altro che avvolgercelo intorno alle spalle per trarne conforto, o trascinarcelo dietro mentre ci sforziamo di proseguire il nostro cammino.

Ma tutto ha una causa e un senso. Ogni vita, ogni amore, ogni azione, ogni emozione e pensiero hanno una ragione ed un significato. E a volte riusciamo a vederli. A volte vediamo il passato con tale chiarezza, e le parti che lo compongono ci appaiono con tale limpidezza che ogni cucitura del tempo rivela il suo scopo, il messaggio che contiene.

Nella vita di ognuno di noi, poco importa che sia vissuta nell’abbondanza o nella miseria, nulla porta più conoscenza del fallimento, e più chiarezza del dolore. E nella minuscola preziosa saggezza che otteniamo, quei nemici temuti e odiati, dolore e fallimento, hanno diritto e ragione di esistere.

(Gregory David Roberts, “Shantaram”)

“November” – Max Richter

 

Conosco delle Barche

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Jacques Brel