Conosco delle Barche

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Jacques Brel

5 pensieri su “Conosco delle Barche

  1. Brel? Sting? Philip Glass?
    Mmm. Interessante. Estremamente interessante. Come le tue fotografie.
    Proprio l’altro giorno ascoltavo “Le plat pays”, però la versione italiana cantata da Herbert Pagani (Lombardia). Così, tanto per non farsi mancare un po’ di tristezza.

    Mi piace

    1. Grazie… E’ bello quando qualcuno apprezza ciò che faccio. La musica, le fotografie, gli scritti… c’è un pezzettino di me e della mia vita in ognuno di questi post, e nei post di tutti noi che abbiamo deciso di aprire un blog.
      Perfetti sconosciuti, ma spesso più vicini del vicino di casa, o del compagno di lavoro che vedo 8 ore al giorno.
      Non conoscevo la versione di Herbert Pagani, un po’ triste si, ma bella, ogni tanto ci sta bene un po’ di tristezza in un mondo dove il sorriso di facciata è d’obbligo.

      Mi piace

      1. Mi trovi totalmente d’accordo.
        Solo che la tristezza non credo abbia bisogno di essere cercata. I sorrisi d’obbligo non sono mai una bella cosa, comunque. Ed è vero: spesso siamo più vicini a gente distante che a quella che abbiamo di fronte.
        Una buona giornata!

        Mi piace

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