6 aprile 2009

Poco fa ho letto il post di Aldievel e mi è venuto in mente questo pezzo, è una poesia di Paolo Messina messa in musica da Pippo Pollina, un grande musicista italiano che in terra nostra è quasi misconosciuto.
L’origine è diversa dall’evento di cui si parla nel post, il terremoto dell’Aquila, ma mi fa venire in mente quel che possono aver provato le persone che erano lì, quella notte ed i giorni successivi, chi si è salvato, chi ha perso la casa, chi ha perso una persona cara.
Il testo della poesia è in siciliano, ne ho aggiunto a lato la traduzione che ho trovato qui.

Crack

 

“Versi per la libertà” – Pippo Pollina

Ammanitati lu ventu Ammanettate il vento
si criditi se credete
ca vi scummina li capiddi che vi scombina i capelli
lu ventu ca trasi dintra li casi il vento che entra nelle case
pi cunnurtari lu chiantu per consolare il pianto
lu ventu ca trasi dintra li casi. il vento che entra nelle case.
.
Ammanittati lu chiantu Ammanettate il pianto
si criditi se credete
pi cuitari lu munnu per tranquillizzare il mondo
lu chianti ca matura dintra li petti il pianto che matura nei petti
e sdirrubba li mura e astuta li cannili e distrugge le mura e spegne le candele
e sdirrubba li mura e astuta li cannili. e distrugge le mura e spegne le candele.
.
Ammanittati la fami Ammanettate la fame
si criditi se credete
d’addifinnirivi li garruna di difendervi i galloni
ma la fami nunn’avi vrazza ma la fame non ha braccia
lu chiantu nunn’avi affruntu il pianto non ha vergogna
ma la fami nunn’avi vrazza ma la fame non ha braccia
lu chiantu nunn’avi affruntu il pianto non ha vergogna
lu ventu nun sapi sbarri. il vento non conosce sbarre.
.
Ammanittati l’ummiri Ammanittate le ombre
che di notti vannu pi li jardina che di notte vanno nei giardini
a mettiri banneri supra li petri a mettere bandiere sopra le pietre
e chiamanu a vuci forti li matri e chiamano a voce forte le madri
ca nunn’annu cchiù sonnu che non hanno più sonno
e vigghianu d’arreri li porti e vegliano dietro le porte (chiuse)
ammanittati li morti. ammanettate i morti.
Ammanittati li morti Ammanettate i morti
si criditi. se credete.

Le vent nous portera

Le vent nous portera

Lanzarote è stata una sorpresa. Sapevo che avrei trovato una terra vulcanica e quindi aspra, ma è pur sempre nella fascia sub-tropicale. E invece l’ho scoperta molto simile all’Islanda, ma ancora più asciutta e scarna, lassù c’è tanto verde, qui ce n’è pochissimo. Distese scure e brulle, da lontano appaiono come terreni grossolanamente vangati, ma ti avvicini e quelle che sembravano zolle di terra sono invece blocchi di lava spigolosi, ammassati uno sull’altro come se l’ultima eruzione ci fosse stata un anno fa invece che quasi duecento.

Qualche albero solo intorno ai villaggi. In prossimità dei vulcani, le distese di lava solidificata su cui si cammina, dura e tagliente, sono ricoperte da licheni e da qualche pianta grassa, e questa è la vegetazione più rigogliosa. Il terreno è un susseguirsi di crepacci e blocchi più o meno grandi, scomposti e sovrapposti, testimonianza della potenza che scorre sotto i nostri piedi.

Questa non è una zona turistica, ti guardi intorno e non c’è anima viva. Se ti lasci andare un attimo potresti immaginare di essere nel mesozoico, e intravedere da lontano la sagoma di un dinosauro. Non ti stupiresti neanche se accadesse davvero.

Tutto intorno all’isola, la potenza dell’oceano che si abbatte sulle coste infrangendo le onde sulle spiaggie e sulle rocce. Mi piace guardarle montare da lontano e arrivare a sciogliersi ai miei piedi in rivoli di schiuma bianca che contrastano col nero della spiaggia e delle rocce. Mi son portata a casa la registrazione audio anche di questo mare, come di tutti gli altri.

Ad abbracciare il tutto, una presenza costante nel tempo e nelle ore del giorno e della notte,  tangibile nella sua forza: il vento. L’elemento ricorrente che ha plasmato  l’isola nella sua essenza, la probabile causa primaria del suo essere così dura e incontaminata.

Il bianco e nero è accentuato, in qualche caso esasperato per dar corpo anche ad un altro aspetto. Lanzarote è famosa per essere un’isola senza inverno, noi abbiamo trovato un’ulteriore similitudine con l’Islanda estiva: il clima. Ci hanno detto che erano almeno trent’anni che non si registrava una stagione del genere. Vento freddo e pungente, temperature basse, rari sprazzi di azzurro in un cielo quasi costantemente grigio, di quel grigio di poco spessore buono solo a catturare i colori.

“Le Vent nous portera” – Sophie Hunger


Je n’ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu’on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien

Le vent nous portera

Ton message à la grande ourse
Et la trajectoire de la course
A l’instantané de velours
Même s’il ne sert à rien

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

La caresse et la mitraille
Cette plaie qui nous tiraille
Le palais des autres jours
D’hier et demain

Le vent les portera

Génétique en bandoulière
Des chromosomes dans l’atmosphère
Des taxis pour les galaxies
Et mon tapis volant dis

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

Ce parfum de nos années mortes
Ceux qui peuvent frapper à ta porte
Infinité de destins
On en pose un, qu’est-ce qu’on en retient?

Le vent l’emportera

Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J’emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera

The shape of my hearth

Più tempo passa, e più mi rendo conto che il modo migliore per conquistarmi non sono le sdolcinatezze che ho visto in giro nei giorni appena passati, amplificate tra l’altro, dal vivere nella città del Santo.
“Cucciolo mio, mi pensi? Ma quanto mi pensi?” … rabbrividisco al solo pensiero di qualcuno che mi fa domande di questo tipo.
M’è pure successo, qualche tempo fa, e sono fuggita a gambe levate.
La strada per il mio cuore passa inevitabilmente per lo stomaco, per un doppio ordine di motivi.

Primo, perché se un uomo mi emoziona, e mi fa un “certo” effetto, quelle emozioni me le sento tutte nello stomaco, almeno le prime volte. Le classiche farfalle. C’è chi ne parla, e chi come me, se le sente proprio svolazzare lì dentro, a cozzare contro le pareti. Poi col tempo passa, ma se non ci sono, posso anche andare oltre. Fino ad ora, si è dimostrato essere un metro di giudizio infallibile.

Secondo, perché penso che l’approccio che le persone hanno verso il cibo sia lo stesso che hanno verso la vita.
Chi usa il cibo solo per nutrirsi, tende ad avere una vita essenziale, fatta del minimo indispensabile per il sostentamento. Chi bada alla quantità, lo fa a discapito della qualità. Chi invece sa godersi una buona tavola (di qualità, non di quantità), sa godersi anche una buona vita, e i piaceri che offre. Sa scegliere con criterio, assaporando senza fretta e senza trascurare i dettagli.
Meglio quindi presentarsi con un invito a cena piuttosto che con un bigliettino pieno di cuoricini e cuoricioni.

Di conseguenza, credo che il modo migliore di rappresentare il mio cuore sia questo:

P.S.: Casomai aveste ancora qualche dubbio, quella lì è proprio una patata.
Quando se ne consumano dosi consistenti, capita di trovarne di strane forme.

 

“Shape of My Heart” – Sting

He deals the cards as a meditation
And those he plays never suspect
He doesn’t play for the money he wins
He don’t play for respect

He deals the cards to find the answer
The sacred geometry of chance
The hidden law of a probable outcome
The numbers lead a dance

I know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But that’s not the shape of my heart

He may play the Jack of diamonds
He may lay the Queen of spades
He may conceal a King in his hand
While the memory of it fades

I know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But that’s not the shape of my heart
That’s not the shape, the shape of my heart

And if I told you that I loved you
You’d maybe think there’s something wrong
I’m not a man of too many faces
The mask I wear is one

But those who speak know nothing
And find out to their cost
Like those who curse their luck in too many places
And those who fear a loss

I know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But that’s not the shape of my heart
That’s not the shape of my heart
That’s not the shape, the shape of my heart

50 + n cose da fare nella vita

Su suggerimento dell’amica Diana, abbiamo deciso di scrivere la lista delle 50 cose da fare nella vita (dire così mi piace di più che “prima di morire”…). All’inizio mi sembravano tante, ma poi man mano che scrivevo, mi sono accorta che 50 non bastano, no, proprio no… ne ho cancellate un bel po’, ho sforato di tre, e ho smesso di pensare. Quel che rimane è il mio personalissimo minimo sindacale,in ordine sparso, in giallo ciò che ho già fatto. Alcune sono ripetibili, altre no. Tutto sommato, sto a buon punto.
Edit: Il post sarà dinamico, con le nuove idee aggiunte strada facendo.

  1. Fare snorkeling con lo squalo balena
  2. L’Islanda d’estate, per i paesaggi mozzafiato
  3. L’Islanda d’inverno, per l’aurora boreale
  4. Fare un vero colpo di testa. E un altro, molto più grosso del primo
  5. Dormire nel deserto 
  6. Un mese Due settimane in barca a vela tra le isole dell’Egeo, in buona compagnia
  7. Vedere un concerto dei Pink Floyd
  8. Sedersi sulla spiaggia davanti al mare in tempesta
  9. Due settimane in catamarano a Los Roques
  10. Bere birra ascoltando musica nei localini di Praga
  11. Sedersi, poggiare la macchina fotografica a terra e riempire gli occhi invece della SD
  12. Gli aceri giapponesi in autunno
  13. Fare volontariato in Africa e vedere con i propri occhi
  14. Affittare una bici a Central Park e togliersi le scarpe sotto una magnolia in fiore in primavera
  15. La crema di nocciole fondente della “Rivoire” di Firenze, mangiata con le dita
  16. Partire per un viaggio con lo zaino spalla prenotando solo i biglietti aerei
  17. Dare appuntamento al proprio uomo, quello ufficiale, in un hotel fuori mano
  18. Immergersi sul relitto del Thistlegorm
  19. Salire sul vulcano di Stromboli
  20. La cerimonia del tè giapponese
  21. Nuotare tra i delfini di Sha’ab Samadai
  22. Farsi un maglione coi ferri
  23. Passare un fine settimana su una casa sopra un albero
  24. Guardare due film di seguito al cinema
  25. Mangiare felafel in Giordania fino a scoppiare
  26. Fare come Eugenio Finardi in “Come un animale”
  27. Togliersi i sassolini dalle scarpe
  28. Una traversata in notturna a vela, con milioni di stelle negli occhi
  29. Venti giorni da Mosca a Pechino in Transiberiana
  30. Fare un regalo senza un’occasione particolare
  31. Andare al MoMa per vedere la “Notte Stellata” di Van Gogh
  32. Fare l’amore ascoltando “The great gig in the sky”
  33. L’Argentina dalle pampas a Ushuaia
  34. “Moules-frites” in Belgio
  35. Immergersi nel Great Blue Hole del Belize
  36. Cucinare un’intera cena a base di pesce e servirla su una tavola perfettamente apparecchiata, per due
  37. La collezione degli impressionisti del Museo d’Orsay
  38. Da Pretoria a Città del Capo con il Rovos Rail
  39. Emozionarsi all’accensione della lampadina del primo circuito elettrico costruito alla scuola media
  40. Annusare l’odore del cibo prima di mangiare, in particolare quello dei gamberi di fiume appena cotti al vapore
  41. Fare un tour della regione dello Champagne
  42. Partire per un viaggio organizzato senza conoscere nessuno dei partecipanti
  43. Guardare “Dragon Trainer” con un’amica e un cesto di popcorn
  44. Affittare una macchina decappottabile e percorrere la Pacific Coast Highway
  45. La bistecca alla fiorentina, quella tradizionale
  46. In kayak con le orche nello stretto di Johnstone, Canada
  47. Dire di si alla mia migliore amica senza farle finire la domanda quando chiede “Andiamo a…?”
  48. Lo zabaione col marsala
  49. I parchi americani dell’ovest
  50. Le chiacchiere serali nel pozzetto di una barca con un buon bicchiere di vino in mano
  51. Bere champagne con la pizza
  52. Dire alla mia migliore amica che il mondo non sarebbe lo stesso senza di lei
  53. La grande migrazione degli animali nell’Africa orientale
  54. Venti giorni in Cina con la mia amica cinese H.K.
  55. Una settimana in Lapponia dormendo negli igloo di vetro di Kakslauttanen
  56. Prendere un aereo per andare a vedere un film all’Electric Cinema di Londra e tornare
  57. Entrare al Louvre solo per la Nike di Samotracia. Una volta, due, tre.
  58. Fare un’immersione subacquea nel cenote Pit.
  59. Fotografare Fuerteventura.
  60. Fotografare Milano. Quella nascosta, quella della notte e quella della mattina presto. 
  61. Da residente.
  62. Da proprietaria di una casa.
  63. Le Svalbard d’estate per vedere orsi bianchi, foche, renne, volpi e pulcinelle.
  64. Le Lofoten in ottobre per la migrazione delle orche. In alternativa al 46, ma anche in aggiunta.
  65. Lego Creator 10220 (Volkswagen T1 Camper Van)
  66. La Patagonia