Heart of Glass

Heart of Glass

“Heart Of Glass” – Blondie

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Una notte da voyeur

Anche la notte scorsa l’ho passata quasi in bianco, sarà stata la baguette, la corsa, la troppa stanchezza, i rodimenti della giornata oppure Marte nel Leone, fatto sta che mi sono addormentata una mezz’ora nella solita posizione scomposta, poi il nulla.

Quando dormo, riesco a svegliarmi nello stesso modo in cui mi sono coricata anche dopo sei o sette ore, il braccio anchilosato per essere stato compresso sotto il corpo, le pieghe delle lenzuola stampate sulla pelle.
Quando non dormo, non so stare a letto al buio a contare le pecore, mi giro e mi rigiro, guardo l’ora in continuazione e avverto ogni piccolo rumore. Gli animali che passeggiano sul tetto, le lancette dell’orologio in cucina, gli uccellini che cinguettano a qualunque ora. Mi sono sempre chiesta, ma loro non dormono?
C’è anche la pioggia battente a martellare il tetto, e senza solaio il rumore è amplificato.

In altri tempi a questo punto mi sarei alzata al buio per non svegliare il vicino di cuscino, avrei imprecato in silenzio dopo aver sbattuto lo stinco destro sullo spigolo del letto e mi sarei trasferita sul divano.
Oggi posso permettermi il lusso di accendere l’abat-jour e rimanere a letto, a tutto vantaggio della salvezza del mio fisico e della mia anima, sempre ammesso che lassù ci sia qualcuno ad ascoltarmi.

La procedura standard prevede a questo punto di strizzare un po’ gli occhi e riaprire il libro poggiato sul comodino, ma quello che sto leggendo richiede una concentrazione che al momento non ho.
Allungo un braccio e prendo l’iPad, leggo qualche post sul reader di WP, anche i commenti. Interessanti quanto e più dei post, e sono anche il mezzo per scoprire qualcosa di nuovo. Saltando di blog in blog, ne trovo un paio sconosciuti. Uno è recente, ci metto poco a scorrere i post, tutti molto brevi e con un argomento comune. Scrivo un commento, il tema è interessante, il punto di vista condivisibile. Follow per il futuro.

L’altro mi incuriosisce già dal primo impatto: scarno e pulito nel tema e nel layout, una pagina di info discutibile (nel senso che ci sarebbe di che discutere), nessun indice né pagine di archivio. Gli ultimi post mi piacciono e vado a cercare il primo, con lo scorrimento all’infinito ci vuole un po’ a trovarlo, risale a tre mesi fa. Una mania ragionata, quella di voler partire dall’inizio, la storia scorre in avanti, non all’indietro.
Leggo una lunga sequenza di post senza like e senza commenti, ne scrivo un paio io. Leggo ancora, qualche visitatore inizia a lasciatre tracce. Poi appare un altro blogger, che diventerà presenza frequente. Vado a leggere anche a casa sua, altra persona molto interessante. Mi piace conoscere chi incontro.
Torno di là e proseguo la lettura. I due si commentano, si punzecchiano, si stuzzicano, la sensazione è quella di una scintilla appena scoccata. Avrei da commentare anche su qualcuno di questi post, ma mi astengo dal farlo, sarebbe come intrufolarsi in una conversazione privata, anche se tecnicamente è sotto gli occhi di tutti.
Arrivo fino all’ultimo post, e sono ormai quasi le quattro del mattino, per il secondo giorno consecutivo.

Mi sento come se avessi passato l’ultimo tratto della notte a fare il voyeur.

  

“Voyeur” – Kim Carnes

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L’alfabeto dei film

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Non amo molto questo genere di cose, ma i film si e tanto, poi sono fresca di visita al Museo del Cinema di Torino dove ho rivisto tra le locandine esposte dei film che mi è venuta una gran voglia di rivedere ancora una volta.
Dunque facciamo questa lista. Un alfabeto solo non è sufficiente, ma cerco di farmelo bastare, già alla lettera “B” sono entrata in crisi, non parliamo della “S” e della “T” poi… e ne sono rimasti fuori comunque tanti (Alien, Indiana Jones, Guerre Stellari, Scent of a woman, Thelma & Louise, Trainspotting…).
Ho aggiunto di mia iniziativa il numero 0 (i film di 007 non potevano certo rimanere fuori) e un pezzo dalla colonna sonora di uno dei film che ho scelto.
Ringrazio Emanuele (che mi ha coinvolto) e la Polly (ideatrice del tag) che mi hanno fatto ripensare a tutti questi film.

“Across 110th Street” – Bobbie Womack, Jackie Brown OST

0 – 007 Missione Goldfinger
A – Amici miei I-II
B – Il buono, il brutto, il cattivo / The Blues Brothers / Blade Runner (non posso proprio scegliere)
C – Caccia a Ottobre Rosso
D – Decisamente diversi (Kinky Boots)
E – E’ già ieri
F – Le fate ignoranti
G – Gran Torino
H – Heat – La sfida
I – Intrigo internazionale
J – Jackie Brown
K – Kill Bill 1-2
L – Lasciami entrare
M – La moglie del soldato
N – Nirvana
O – Ogni maledetta domenica
P – Puerto Escondido
Q – Quattro sotto zero
R – Regalo di Natale
S – Shining
T – Taxi Driver / Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto
U – Un anno vissuto pericolosamente
V – Venere in pelliccia
W – We Want Sex
X – X-Men le origini: Wolverine
Y – Youth
Z – Zabriskie Point

Adesso tocca a voi, le regole come al solito sono queste:

– citare l’ideatrice del tag (lapolly) e il blog che vi ha taggato
– mantenere l’immagine all’inizio di questo post
– elencare in ordine alfabetico i film che vi piacciono di più
– nominare 5 (o +) bloggers

23 Maggio 1956

“Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.”

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“Heroes / Helden” – David Bowie

I, I will be king
And you, you will be queen
Though nothing will drive them away
We can beat them, just for one day
We can be heroes, just for one day

And you, you can be mean
And i, Ill drink all the time
cause were lovers, and that is a fact
Yes were lovers, and that is that

Though nothing, will keep us together
We could steal time, just for one day
We can be heroes, for ever and ever
What dyou say?

Du
Koenntest du schwimmen
Wie Delphine
Delphine es tun
Niemand gibt uns eine Chance
Doch wir koennen siegen
Fuer immer und immer
Und wir sind dann Helden
Fuer einen Tag

Ich
Ich bin dann Koenig
Und du
Du Koenigin
Obwohl sie
Unschlagbar scheinen
Werden wir Helden
Fur einen Tag
Wir sind dann wir
An diesem Tag

Ich
Ich glaubte zu traeumen (zu traeumen)
Die Mauer
Im Ruecken war kalt (so kalt)
Schuesse reissen die Luft (reissen die luft)
Doch wir kuessen
Als ob nichts geschieht (nichts geschieht)
Und die Scham fiel auf ihre Seite
O, wir koennen sie schlagen
Fuer alle Zeiten
Dann sind wir Helden
Nur diesen Tag
Dann sind wir Helden
Dann sind wir Helden
Dann sind wir Helden
Nur diesen Tag

Dann sind wir Helden

Were nothing
And nothing will help us
Maybe were lying
Then you better not stay
But we could be safer
Just for one day
Oh oh oh oh

It’s in the Way That You Use It

Il fattore umano è ancora fondamentale.

“It’s in the Way That You Use It” – Eric Clapton

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The shape of my hearth

Più tempo passa, e più mi rendo conto che il modo migliore per conquistarmi non sono le sdolcinatezze che ho visto in giro nei giorni appena passati, amplificate tra l’altro, dal vivere nella città del Santo.
“Cucciolo mio, mi pensi? Ma quanto mi pensi?” … rabbrividisco al solo pensiero di qualcuno che mi fa domande di questo tipo.
M’è pure successo, qualche tempo fa, e sono fuggita a gambe levate.
La strada per il mio cuore passa inevitabilmente per lo stomaco, per un doppio ordine di motivi.

Primo, perché se un uomo mi emoziona, e mi fa un “certo” effetto, quelle emozioni me le sento tutte nello stomaco, almeno le prime volte. Le classiche farfalle. C’è chi ne parla, e chi come me, se le sente proprio svolazzare lì dentro, a cozzare contro le pareti. Poi col tempo passa, ma se non ci sono, posso anche andare oltre. Fino ad ora, si è dimostrato essere un metro di giudizio infallibile.

Secondo, perché penso che l’approccio che le persone hanno verso il cibo sia lo stesso che hanno verso la vita.
Chi usa il cibo solo per nutrirsi, tende ad avere una vita essenziale, fatta del minimo indispensabile per il sostentamento. Chi bada alla quantità, lo fa a discapito della qualità. Chi invece sa godersi una buona tavola (di qualità, non di quantità), sa godersi anche una buona vita, e i piaceri che offre. Sa scegliere con criterio, assaporando senza fretta e senza trascurare i dettagli.
Meglio quindi presentarsi con un invito a cena piuttosto che con un bigliettino pieno di cuoricini e cuoricioni.

Di conseguenza, credo che il modo migliore di rappresentare il mio cuore sia questo:

P.S.: Casomai aveste ancora qualche dubbio, quella lì è proprio una patata.
Quando se ne consumano dosi consistenti, capita di trovarne di strane forme.

 

“Shape of My Heart” – Sting

He deals the cards as a meditation
And those he plays never suspect
He doesn’t play for the money he wins
He don’t play for respect

He deals the cards to find the answer
The sacred geometry of chance
The hidden law of a probable outcome
The numbers lead a dance

I know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But that’s not the shape of my heart

He may play the Jack of diamonds
He may lay the Queen of spades
He may conceal a King in his hand
While the memory of it fades

I know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But that’s not the shape of my heart
That’s not the shape, the shape of my heart

And if I told you that I loved you
You’d maybe think there’s something wrong
I’m not a man of too many faces
The mask I wear is one

But those who speak know nothing
And find out to their cost
Like those who curse their luck in too many places
And those who fear a loss

I know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But that’s not the shape of my heart
That’s not the shape of my heart
That’s not the shape, the shape of my heart

Seconda stella a destra

“Chi non crede alla magia, non la troverà mai”

“L’isola che non c’è” – Edoardo Bennato

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California Dreamin’

La prima cosa che faccio la mattina quando mi alzo è posizionare l’iPhone sulla base collegata agli altoparlanti e aprire Spotify.
Lo shuffle della mia playlist preferita oggi mi ha portato questo pezzo, qualche giorno fa avevo scattato una foto alla gatta sognante comodamente accoccolata su un letto di foglie marroni. Le coincidenze si susseguono. 
La CA1 quest’anno non me la toglie nessuno.

“California Dreamin'” – Bobby Womack

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I topi non avevano nipoti

Oggi ho aperto iTunes, ho ordinato la libreria per numero di riproduzioni, e ho realizzato che tra i tanti giga di musica che ho, ascolto sempre le stesse cose, e che è proprio vero che “I fustini del Dixan dei giocattoli andrebbero sempre rovesciati tutti per terra prima di cominciare a giocare”.
Ho premuto il tasto “shuffle” e ne è uscito questo pezzo che non sapevo neanche di avere, le tracce del disco non le avevo mai ascoltate tutte.

Due giorni fa pensavo al fatto che “Non si può chiedere alle persone più di quanto non siano in grado di dare”, ora, come a seguire un filo invisibile, c’è questo pezzo a ricordarmi che comunque le guardi, le persone, nella loro essenza, restano ciò che sono. Nel bene e nel male.

Il potere dello shuffle. Grazie a Mortellaro per avermi ricordato che quel tasto è lì per essere usato (due citazioni in un solo post, non ti ci abituare!).

“Guardandole al contrario” – La Tresca featuring Orla di Bandabardò

Ci sono cose nella vita di ogni giorno
Che guardandole al contrario non sembrano diverse tra loro
C’è gente che si incontra nel mondo che viviamo
Che guardandola al contrario non cambia

Ci sono circostanze in cui capitiamo
Che guardandole al contrario non cambiano

Ci sono poi delle frasi ricorrenti
Che noi non lo sappiamo
Ma che guardandole al contrario non cambiano

La vita spesso è come un palindromo
E’ fatta di cose uniche
Ma anche di frasi all’apparenza insensate
Che di solito rispecchiano il senso della realtà
E’ come scrivere “i topi non avevano nipoti”
Lo puoi leggere anche al contrario, ma il risultato non cambia
La vita quindi dipende molto dal punto di vista
Ma le cose, i fatti, e le persone, restano ciò che sono.

Fernweh

Fernweh: «Nostalgia per posti in cui non si è mai stati. Bisogno di allontanarsi, desiderio di sperimentare cose lontane da casa, urgenza di fuggire dalla vita di tutti i giorni attraverso il viaggio»

“The Wanderer” – Shawn James & The Shapeshifters

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