Traslocando #4


Dunque ho traslocato ancora, per la quarta volta in meno di due anni.
Stavolta però è diverso, e non perché ho dovuto pagare una ditta per spostare gli scatoloni, che di cose ne avevo accumulate. È che ci sono tutti i presupposti e le sensazioni per una roba che non sia a scadenza, per smettere di guardare gli annunci immobiliari e disattivare le notifiche di quelle due app che ho usato per cercare un nuovo tetto.

Perché con questa casa ci siamo capite subito, e a distanza di un mese già la amo. Perché i miei libri sono finalmente ordinati su due ripiani per genere e autore e son così belli da guardare, vecchi e nuovi, costole di colori e larghezze e altezze diverse. Come gli uomini in piazza, direbbe mia madre. Perché i chilometri a piedi e in bici sono drasticamente diminuiti, e quando esco dal lavoro torno dritta qua. Perché ho spostato la lezione di canottaggio del giovedì sera alla pausa pranzo. Perché i colori sono gli stessi che fuori, caldi, avvolgenti e amichevoli, e c’è un grande camino che si apre su due lati. Perché dal letto sul soppalco l’ultima cosa che guardo prima di addormentarmi è l’acqua del Naviglio. Perché appena mi sveglio sbricio la stessa finestra, sia mai capiti un po’ di nebbia. Perché le travi del tetto non riuscirei a stringerle neanche con quattro mani. Perché al bar sotto casa fanno musica due volte a settimana e un cioccolato caldo che vorrei avere la stessa lingua di Jim Carrey e Jeff Goldblum in Le ragazze della Terra sono facili per non lasciarne neanche un goccio. Di Jeff Goldblum a dire il vero apprezzerei anche tutto il resto. Perché ho una scrivania da ragioniere d’altri tempi con lo schedario e i divisori nei cassetti, e io ragioniera d’altri tempi lo sono, pur se non così lontani. E sotto il vetro ci ho messo un planisfero del National Geographic datato 1960 che se lo guardate, ha qualcosa di insolito che io stessa ci ho messo un po’ a capire quando l’ho trovato all’Old Spitalfields Market. Perché sorseggiare un gt o un calice di rosso guardando i tetti senza fine mi riempie una fetta di cuore. Perché ho portato qui la bilancina con cui da piccola aiutavo mio padre a far le cartucce. Perché coi due dell’appartamento vicino ho legato subito. Perché mi addormento sul divano col libro che mi cade addosso. Perché al mercato del sabato mattina c’è un ragazzo che vende uova freschissime e posso farci lo zabaione col caffè. Perché ditemi davvero cosa c’è di freddo e brutto e scostante in questa città.

Perché una casa non può dare la felicità, ma un’endovena di serenità si, ed è successo proprio come con lei. Non importa se anche questa di magagne ne ha, se è del 1900, se c’è qualche crepa e fili elettrici che corrono sugli angoli dipinti dello stesso colore dei muri; l’ho già detto più volte che la perfezione non fa per me. Se il parcheggio non è più di fronte al portone. Se la legna portata al quarto piano senza ascensore costa come lo zafferano. Se quando dimentico di prendere il pc ripasso a mente tutto il dizionario del perfetto scaricatore di porto. Che poi è sempre questione di guardar le cose dal punto di vista migliore, tra qualche mese avrò un lato B che squattiste da palestra, levatevi.

Qualcuno mi ha detto mentre cercavo che la casa perfetta non esiste, esiste quella con difetti che puoi accettare. Difetti a cui ti affezionerai e diventeranno parte inscindibile del pacchetto, aggiungo io.
Come per un uomo, come per una donna.

“Feeling Good” – Muse

24 pensieri su “Traslocando #4

  1. Conosco il “fascino” dei quattro piani senza ascensore perché ci ho abitato dalla nascita ai 26 anni (e mia madre ancora adesso).
    Ci sono case che sembrano costruite intorno alle persone, e poco importa se non sono quelle dove si è nati, erano semplicemente lì ad aspettare di essere abitate.

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    1. Lo stress per me sono state le tante visite a vuoto di appartamenti che non rispettavano i requisiti minimi che da parte mia erano pochi ma chiarissimi: camino, almeno 60mq, e non ritrovarmi ancora col divano vista lavastoviglie. Mi hanno fatto vedere delle cose davvero improponibili.
      E comunque sono in affitto, quindi per quanto lunga è comunque una sistemazione a scadenza.

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  2. In 2 anni ho fatto trerraslochi quindi più o meno posso dire di capirti ma io la sensazione del definito è definitivo non riesco ancora a trovarla ed infatti i miei libri se ne stanno lì nel mio scaffale di alluminio che è l’unica cosa che mi sto portando dietro di mobilio ammassati tra narrativa e medicina. Che bella deve essere la tua casa con vista Navigli. Non esistono posti freddi e posti caldi, il posto caldo è dove il cuore sta (più o meno) bene e dove si riesce ad essere (almeno un po’ più) sereni.
    Ciao e auguri per la casa e l’anno nuovo!

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    1. Come dicevo sopra a Pendolante, sono in affitto quindi non la posso considerare come soluzione “definitiva”. Decentemente stabile però si, avendo un contratto da 4+4. E si, il posto caldo è proprio come lo descrivi tu. Grazie!

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  3. “Tu proverai sì come sa di sale
    lo pane altrui, e come è duro calle
    lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.”

    E come e’ duro, aggiungo io, il salire anche le “proprie” scale!

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