Fai Uno Squillo Quando Arrivi (Recensione a tu per tu)

L’ho infilato tra il primo Magdeburg e il secondo, e fidati che è un posto d’onore. Non potevo aspettare e rimandare alle vacanze che poi lo so, al mare passo il tempo a farmi crescere le branchie invece che a leggere.

Non le avevo mai capite quelle che “Com’era il film? Bellissimo, ho pianto tanto”. Tipo che coi fazzoletti inzuppati negli anni per Ghost ci potresti risolvere la crisi idrica di Roma, tipo mia madre quando guarda Braccialetti Rossi e io le dico smettila, cambia canale che quelle robe là le conosciamo fin troppo bene.

Io sguazzo nella fantascienza, mi tuffo negli incubi e rido fino al mal di pancia coi Blues Brothers, il magone me lo faccio venire solo in casi eccezionali. Sul discorso alla squadra di Ogni Maledetta Domenica e sul touchdown agli ultimi quattro secondi. Sul monologo di Freccia. Vabbeh, anche su certe corse in moto del Dr. House e sul finale di Quello che non c’è, e questo è vero outing.

Poi prendo in mano questo film rosa shocking (e figa se sono orgogliosa della tua dedica sotto il titolo), Spotify sulla Full Soundtrack, e inizio a guardare. Che sia un film non c’è dubbio perché scorre davanti agli occhi, e non è un filmetto qualsiasi, non è la versione riveduta, corretta e terronizzata di Sex and the City, men che meno per chi il tuo blog lo frequenta da tanto e ci ha ritrovato dentro legami, amicizie, dolori, città, dubbi, certezze e stralci di esistenza già incontrati sotto forma di post. Ci sono pezzi di te ma anche di noi, di me.

C’è un’acciaieria che ti fa nascere e poi ti uccide, che ti cresce come figlio prediletto e poi ti ripudia. C’è la città che conosci da sempre e sempre sarà casa. C’è Milano, che se non la conosci può sembrare ostica e fredda e dura, ma basta annusarla, capirla e lasciarsi andare ai suoi modi, e ti darà tutto ciò che le chiederai e anche di più. Che diventa casa anche lei, e al terzo giorno lontano ti mancano pure l’asfalto e il cemento. Ci sono gli amici che ti riempiono il cuore e quelli che ti riempiono le serate. C’è un incastro perfetto, di quelli che aprono un solco dentro, che nient’altro potrà mai essere così, che avrebbe potuto, se solo. Se.

La LUV s’assorbe dalle parole e non fa differenza se ti fa tornare a dieci anni fa oppure a uno, se di anni ne hai trenta o quasi cinquanta. Ci sono emozioni che sono scudisciate all’anima, che leggerle è come risentirle in gola, nello stomaco e a premere sopra lo sterno. Che come diavolo fai a sfogliare le pagine senza i Kleenex accanto. Che se mi chiedi “Com’era il libro?” ti devo rispondere “Bellissimo, ho pianto tanto”.

Spotify sulla playlist del Capitolo 67, l’ascolto e penso che è giusta. Il libro l’ho finito da poco e questa non è una notte qualsiasi, me lo ricorda il biglietto di un Frecciarossa appeso alla lavagna magnetica in corridoio, ci passo davanti per andare a ripulire gli occhi da panda che son conseguenza dell’ultima tranche da centocinquanta pagine. Nessuno ci crede più al caso.

Capitolo 51, il titolo è “Si può morire di rimpianto?” La risposta è SI anche per me, il biglietto è per ricordare che alcune cose vanno fatte e altre dette, che certi treni sono da prendere ovunque portino. Che non puoi tormentarti coi se perché non dipende tutto solo da te. Che il motore può fondersi su un rettilineo ma non puoi saperlo prima di partire. Che se esci dalla strada tracciata puoi finire impantanato fino al collo. Ma sporcarsi nel fango è divertente, viaggiare coi finestrini aperti e l’aria nei capelli ti fa sentire viva come non mai, e io non sono fatta per stare a guardare dietro i vetri della finestra. Sono brava a fare, ad esserci, a partire e anche a tornare. Molto meno a dire, e sempre fuori tempo. Mo’ studio e mi esercito, imparerò anche questo.

And I wonder…
If everything could ever feel this real forever
If anything could ever be this good again

“Foo Fighters” – Everlong

Hello, I’ve waited here for you
Everlong
Tonight, I throw myself into
And out of the red
Out of her head, she sang
Come down, and waste away with me
Down with me
Slow how you wanted it to be
And over my head, out of her head she sang

And I wonder when I sing along with you

If everything could ever feel this real forever
If anything could ever be this good again
The only thing I’ll ever ask of you
You’ve got to promise not to stop when I say when
She sang

Breathe out, so I can breathe you in
Hold you in
And now I know you’ve always been
And out of your head, out of my head I sang

And I wonder when I sing along with you

If everything could ever feel this real forever
If anything could ever be this good again
The only thing I’ll ever ask of you
You’ve got to promise not to stop when I say when
She sang

And I wonder…

If everything could ever feel this real forever
If anything could ever be this good again
The only thing I’ll ever ask of you
You’ve got to promise not to stop when I say when
She sang

20 pensieri su “Fai Uno Squillo Quando Arrivi (Recensione a tu per tu)

      1. Già tante volte se chiedi e domandi, non ti viene dato o detto…. figurati se NON chiedi e domandi….

        Tu sei coraggiosa, hai sconvolto la tua vita, ti sei messa in discussione e reinventata più di una volta, quindi quella paura ha cosa ti serve?

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          1. Basta imparare a non prebdere il no sul personale, ma contingente.

            Io ho impararato, e credimi se ho imparato io, orgogliosa di cacca che sono…. il no che mi viene detto lo prendo sempre come rivolto al momento e mai a me

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  1. …”Ma chi è questo innominabile, imperscrutabile, soprannaturale tiranno, che mi comanda, contro tutti gli umani affetti a desideri, di proseguire, di andare avanti, di agitarmi tutto il tempo, facendomi fare cose che nella mia vera natura non avrei nemmeno osato sognare?”…

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    1. Se per rimpianti intendi cose non fatte, è il contrario, dovrebbe aver poco da dire.
      Se invece intendi cose che si sarebbero volute fare diversamente, son comunque cose fatte e se ne può parlare all’infinito.

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      1. Cose non fatte. Io intendo quelle, e secondo me tutto si basa sullo sfogo di immaginare come sarebbe andata se… La tragedia è la molla che spinge, più della felicità.

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        1. Non è che se le hai fatte ti deve essere andata per forza bene, però almeno sai d’averci provato. E hai pure qualcosa da raccontare, qualcosa di vero e non un’ipotesi di. E’ da quelle ipotesi che vorrei stare lontana il più possibile.

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          1. Quando le fai non sono rimorsi? 😉

            Io, in quelle ipotesi, ci sono immerso fin ben sopra il naso. Quindi si può pure fare l’onda.
            È come una coperta che ti tiri addosso e ti ci ranicchi dentro. Dà un’assuefazione uguale a quella per le merendine.

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