Approfittando del weekend lungo e della scusa di far provare l’esperienza a tre amici mai saliti a bordo, son tornata su una barca a vela. Destinazione Isole Pontine, ma col Levante che soffiava insistente l’attracco a Ponza era improponibile, e far dormire i tre novizi in rada lo era forse ancora di più. Dunque Ventotene, settecento anime distribuite su un chilometro e mezzo di superficie, sei bambini in età da primarie nell’anno scolastico in corso, qualche turista che non s’è fatto spaventare dal meteo dei giorni precedenti.

Via le scarpe, i piedi nel pozzetto e tutto il resto si dissolve. Un micromondo di otto persone in un microcosmo lontano dal casino e dai posti pheeeghi, primo aperitivo a bordo supportato dal trancio di speck altoatesino di Lorena, dalle salsicce secche made in Terni e dall’abbondante scorta di birre e alcolici  vari fatta al super con la cassa comune. Guardo me, guardo gli altri e mi viene in mente lo spezzone di Caro Diario in cui Nanni Moretti arriva da Stromboli a Panarea: in vacanza sono come lui.

E’ un po’ che ci penso, mi piacerebbe prendere la patente nautica ma non per regatare o affittare una barca senza skipper. Dopo tanti anni le basi le conosco, ma quel che vorrei è saper fare le manovre, regolare le vele, capirne di più di venti e direzioni, fare il punto nave, orientarmi con le stelle, leggere una carta nautica. Le mappe hanno un fascino di natura ignota, da piccola ho consumato un Atlante Geografico più grande di me sfogliandolo alla ricerca di paesi dai nomi sconosciuti e isole lontane, qualche giorno fa ho comprato l’Atlante dei Paesi Sognati, una raccolta di mappe e racconti di luoghi mitologici o raccontati da scrittori e avventurieri come l’Eldorado, Citera e Thule.

Su una barca vorrei essere il nostromo (per come lo descrive Wikipedia mi ci vedo pure nel carattere, magari solo un po’ meno rozzo), e qui si apre una spirale di spin-off.
Il primo perché Nostromo è anche l’astronave di Alien, è in uscita Alien Covenant e ho voglia di rivedere pure tutti gli altri; il secondo perché il nome dell’astronave è un omaggio a un libro di Conrad che si chiama appunto Nostromo ed è sulla read-list da parecchio tempo, e poi ancora ci sarebbe la Weyland-Yutani Corporation che nasce dalla Compagnia di un altro libro sempre di Conrad, conduce alla Gottschalk-Yutani di Altieri e da lì al prossimo libro da leggere. E grazie a te per gli ultimi due, uno davvero apprezzato, l’altro sulla fiducia.

Sveglia dalle 6:10, nel weekend ho fatto la splendida ma qualche postumo dell’arrampicata me lo sento. In attesa della ricomposizione di carne e ossa che sembrano essersi sparpagliate nella notte dentro il letto, vado a consultare il calendario corsi della Lega Navale di Milano.
Il prossimo inizia ieri.
Sgrunt.
Anche quest’anno farò il mozzo.

(La musica è quella che s’è ascoltata a bordo, un equipaggio di nostalgici stagionati)

“Smoke On The Water” – Deep Purple

47 pensieri su “Nostromo

  1. Stavolta conosco la canzone anche senza doverla sentire.

    Sallo. C’è una parte di me, che invidia (benevolmente) quella parte di te portata all’avventura. Ai viaggi in barca, alle scalate, danno l’idea di una vita vissuta con più intensità.

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  2. Quello che mi fa rodere, della vela, è che dev’essere sempre tutto così elitario, costoso e da fighetti.
    E invece dovrebbe essere l’ambiente più popolare del mondo, accidenti.

    Fatemelo comprà pure a me, un guscio di noce! Oh insomma!

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    1. Sbagli, forse perché della vela hai frequentato solo certi ambienti.
      I fighetti sono quelli di Caprera e di Poltu Quatu, quelli che non toccano una cima senza aver messo i guanti, non vedono l’ora di rientrare in porto per sfoggiare barche nuove di pacca, fare aperitivo nei posti giusti e che di dormire in rada non se ne parla neanche.
      Ma noi, se ci vedessi, cambieresti subito idea. Una barca di vent’anni, uno skipper che lo guardi e capisci subito che è uomo di mare, la ghiacciaia piena di lattine e una compagnia di amici che il tempo gli piace passarlo in mare e non a terra. Ci bastiamo così.

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      1. Ma no, anche io ho fortunatamente frequentato gente di mare (i guanti li metto sempre, che debba andare in moto, tagliare il prato, cazzare la randa o girare per i boschi. Mi piace proprio metterli). ((D’altronde è inutile ripetere quanto sia borgataro. I fighetti ‘gna faccio proprio a frequentarli, pure se fosse per scroccare un giro in barca a vela))
        Sono i costi del contorno, a farmi rodere, e quello che ne consegue. Il posto barca, l’abbigliamento tecnico, la barca stessa.

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    1. Se ti pare ora… 😉
      Dopo infruttuosa ricerca in tutte le sedi del Libraccio, il secondo l’ho ordinato su Amazon, salti mortali per la consegna come solito ma sabato dovrebbe essere nelle mie mani.
      E si, l’atmosfera del pozzetto è davvero unica.

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  3. Scusa ma dopo aver trascorso un’intera notte in mare, non ti sentì barcollare ? Io finora solo qualche ora di navigazione , bello si ma se mi allontano molto dalla costa mi prende l’ansia 😱😱

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    1. Dopo qualche giorno a bordo, in effetti quando scendo un po’ di “mal di terra” c’è, ma lo avverto solo se sto ferma, tipo seduta a cena e comunque niente di che 😊
      Quanto all’ansia, se c’è fiducia nello skipper, zero!

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        1. Che il mare è il padrone di casa è fuori discussione, quello che deve saper fare lo skipper è prevenire le brutte situazioni e gestirle quando sono imprevedibili, che comunque non è così frequente, la fiducia per me è questo. Come è stato questo weekend, che invece che andare a Ponza abbiamo ripiegato su Ventotene.

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              1. Infatti …ne devo trovare di altri. Ora che mi ci fai pensare, una decina d’anni or sono frequentavo una coppia di architetti (marito e mogli, non gay) con barca a Genova …devo riallacciare i rapporti (disinteressati, ovviamente)

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