WannaCry

Il lunedì dura il doppio di uno normale grazie al ransomware del weekend. WannaCry, l’hanno chiamato così, rende l’idea di chi è stato infettato. Nessun problema ai server da noi, ma controlli a tappeto ovunque transiti anche un solo bit. Dalle sette in poi sola in ufficio, ascolto i Dropkick Murphys e medito sulla data dell’11 luglio al Carroponte. Milano è il paese dei balocchi. Poco dopo le undici sono a casa, slaccio le Nike, le sfilo coi piedi e le lascio in fondo al letto.
Il martedì s’allunga per gli strascichi del weekend e qualche altra occasionale scocciatura, ma con gli anfibi ai piedi è una passeggiata.
Oggi è solo mercoledì ma sembra già venerdì per quantità e densità di ore lavorate in tre giorni. E per l’insofferenza alle scarpe che ho messo stamattina. Ho inaugurato la stagione sandali con un paio che avrei dovuto buttare l’anno scorso, peccato che non me lo ricordavo. Sono solo otto centimetri e con la zeppa, ma mi fanno un male cane, di quel dolore che non si sente subito ma che dopo un po’ è atroce.
Alla mezza un’insana necessità di carboidrati sfocia in una Regina di bassissimo livello, l’unico difetto che posso lamentare di Milano fino ad oggi è che la pizza fa mediamente schifo. Sopra la pizza, una Skype call con colleghi inglesi, tedeschi e rumeni che è altrettanto indigesta, prestare attenzione al cambio di accento e di interpretazione della lingua comune non è agevole, la responsabile del progetto sono io e se non capisco qualcosa son cazzi miei.
E i sandali non sono d’aiuto.
Alle tre ho una voglia irrefrenabile di lanciarli fuori dalla finestra e camminare scalza per l’ufficio, alle cinque mi taglierei i piedi all’altezza delle caviglie, alle sette esco barcollante, qualche pedalata e sono finalmente a piedi nudi sul parquet di casa.
E’ come riprendere a respirare dopo essere stati costretti a un’apnea prolungata oltre le proprie possibilità.

Non sono mai stata ordinata con le scarpe, certi giorni mi ritrovo il letto circondato prima di decidermi a rimetterle a posto. Ma quelle due paia, insieme alle décolleté rosse, sono speciali, sono sempre lì. Potrei fare a meno di tutte le altre perché ridotto ai minimi termini, io sono quelle scarpe. Sono l’anfibio nero che se ne sbatte della pioggia e del freddo e anzi si diverte ancora a saltare nelle pozzanghere. Sono le Nike sporche, rovinate e coi buchi del tempo, ma che resistono e hanno finalmente raggiunto il colore giusto, che il bianco candido di appena comprate era insopportabile. Sono il rosso del tacco dodici, sfacciato, sregolato, eccessivo. 

Ho ancora voglia di carboidrati, quando lavoro tanto non riesco a sfamarmi con un’insalatina. Ho messo in forno la lasagna e nell’attesa bevo un gin tonic come si deve. Meritato.

“Fortunate Son” – Dropkick Murphys

31 pensieri su “WannaCry

  1. Sei una grande !!! Applausi !!! Scusa una curiosità … ma anche tu sei nell’ambiente informatico ? Io, ormai cacciato dalla mia super-multinazionale come esubero, mi sono occupato di informatica a largo spettro per diversi anni… La mia passione comunque rimane lo sviluppo di applicazioni client-server… Scusa l’intermezzo ma il tuo post è davvero bellissimo ! Vedrai che il fine settimana ti darà nuove forze e nuove speranze !

    Ciao.

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    1. Troppo buono… 😀
      Un paio d’anni di programmazione, che mi piaceva ma non era esattamente il mio posto, venticinque da sistemista, e non smetterò mai di ringraziare chi ha pensato che quello lì sarebbe stato il mio posto, perché aveva davvero ragione.

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      1. Bel lavoro ! L’ho sempre invidiato ma non ho avuto mai le capacità per poterlo fare. quindi mi sono ‘arrangiato’ in varie problematiche d’ufficio e sono stato inquadrato come ‘programmatore-sviluppatore-sistemista’ tutto fare. Un lavoro che, tutto sommato, mi è piaciuto molto essendo appassionato a tutto quello che gira intorno ai computer… Allora, buon proseguimento col tuo bellissimo lavoro !

        Ciao.

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  2. non c’entra nulla con il testo, ma per me c’entra col titolo… Se n’é andato Chris Cornell, mitico frontman dei Soundgarden, una delle più belle voci del rock degli ultimi 30 anni… mi mancherà

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