Le cose più belle

Di solito, dormo tre o quattro ore a notte, cinque se sono proprio stanca.
Ieri notte, un’ora e qualche spicciolo, dalle 6:00 alle 7:15.
Al cinquantesimo bip bip della sveglia, l’avrei spaccata, ma in un istante di lucidità ho realizzato che la sveglia è il telefono, e dargli il colpo di grazia non sarebbe stato opportuno. Ha già la sua bella decorazione craquelè, faticosamente ricavata da una decina di cadute da un metro d’altezza, quasi tutte senza custodia. Quasi tutte seguite da una serie di colorite imprecazioni mentali, ho una certa ritrosia a pronunciare parolacce ad alta voce.

In attesa del sonno, mi sono piazzata davanti al camino acceso.
Ho finito di leggere un libro sgranocchiando semi di girasole.
Ho ascoltato musica sprofondata nel pouf modello Fantozzi.
Ho persino riaperto il libro del corso di Swahili, che stazionava nel portariviste da quando sono tornata dalla Tanzania (perché se vai in un paese dell’Africa orientale, è ovvio che al rientro tu abbia la ridicola presunzione di poterne imparare la lingua, o almeno le basi. Salvo poi deprimersi e abbandonare quando ti rendi conto che in un mese hai imparato solo il presente del verbo essere, e a memoria).

Nonostante siano tutte non-attività molto rilassanti, gli occhi rimangono aperti come quelli di Betty in “Opera”, senza neanche bisogno degli spilli. Si, lo so, “Opera” è un filmaccio, ma giuro che è l’ultimo che ho visto di Dario Argento.
Un’endovena di endorfine avrebbe potuto aiutare, ma mancava la materia prima (l’allitterazione è assolutamente casuale).

E allora mi sono data alla lettura dei post di wp che per mancanza di tempo negli ultimi giorni mi erano sfuggiti, e mai decisione fu più saggia, perché tra i tanti blog su cui ho posato con piacere gli occhi, c’è quello di Ed Felson con un post che ha conquistato anche le mie orecchie. Ci ho trovato un pezzo di un gruppo che non conoscevo, “Il bello di Marta”, dei Wet Floor.
Ma che bello che è… al primo ascolto m’è piaciuto, al secondo l’ho aggiunto a Spotify, dal terzo in poi m’ha conquistata.

La musica, il testo, la voce, tutto. Grazie, Ed.

“Le cose più belle sono quelle che non puoi controllare
Quelle da non fare

Le cose più belle sono quelle per cui lottare
Non è solo un sogno questa rivoluzione
Le cose più belle lasciano graffi e lividi
Sotto il palco, dentro il letto, oltre i limiti”

Niente da aggiungere, è proprio così.

La fotografia poteva anche essere superflua, ma l’avevo già pensata quando ho ascoltato e riascoltato quel pezzo, prima ancora di decidere che avrei scritto qualcosa, e ormai è sua.
E anche stanotte le ore sono piccole, 2:45.

Preview. Publish. Buonanotte.

“Il bello di Marta” – Wet Floor

Le cose più belle fanno sanguinare
E te le scrivi addosso anche se fanno male
Le cose più belle sono quelle che non puoi controllare
Quelle da non fare

Le cose più belle sono quelle che non capisco
Te, l’infinito, questo disco
Le cose più belle ti fanno sognare
Ricordati, è da qui che devi partire

Le cose più belle sono quelle per cui lottare
Non è solo un sogno questa rivoluzione
Le cose più belle lasciano graffi e lividi
Sotto il palco, dentro il letto, oltre i limiti

Le cose più belle costano fatica
Sputi sangue, sudore e lacrime da una vita
Le cose più belle fanno male
Finiscono senza tornare

Le cose succedono nei momenti peggiori
Le cose succedono come le canzoni
Come quando scrivi di getto
Le cose succedono, ecco tutto

Le cose più belle sono quelle per cui lottare
Non è solo un sogno questa rivoluzione
Le cose più belle lasciano graffi e lividi
Sotto il palco, dentro il letto, oltre i limiti

15 pensieri su “Le cose più belle

  1. Ho letto del parallelo con la libertà. E’ ficcante, ma a me piace pensare che inseguire i propri sogni non significhi necessariamente essere liberi.
    Ma il filo spinato me lo voglio scegliere io.
    Perché semplicemente se me lo scelgo, non lo vedo più come filo spinato.
    Se vedo filo spinato, allora non va più bene.
    Il che significa che qualunque legame ci vincola. Ma il vincolo non è necessariamente una prigione. Se lo diventa, allora è differente.
    Ma ti dico anche di più. Se seguiamo la meccanica quantistica, nel micromondo ci sono stati che sono “contemporaneamente” attivi, una particella può essere in due posti distinti nello stesso istante… o meglio questo è l’effetto che si vedrebbe nel macromondo se valessero le stesse leggi. Ma filosoficamente parlando, si può essere mentalmente in più di uno stato, e vedere quel che ci circonda come un filo spinato. Non stiamo necessariamente cercando la “libertà”, stiamo magari cercando di alleggerirci. E se per alleggerirci dobbiamo ferirci…

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    1. Letto e riletto. Il filo spinato per me non è il vincolo che ci chiude o ci imprigiona e ci impedisce di essere liberi. È il simbolo di qualunque difficoltà e ostacolo che ci separa dal sogno. O anche del fatto che quel sogno per noi è “proibito”.
      Se bastasse allungare una mano per esaudire un qualunque desiderio, credo che vivremmo in un mondo di insoddisfatti, alla continua ricerca del desiderio successivo, sempre più grande, sempre più estremo.
      Dover faticare per raggiungere l’obiettivo, anche a costo di farsi male, aggiunge soddisfazione al risultato.
      E si, hai ragione, magari il sogno sta all’interno di un altro filo spinato, uno vero, ma spetta ad ognuno di noi decidere se ne vale la pena.

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