Non è un paese per giovani. Tutte le Betty dei B&B in cui abbiamo alloggiato sono adorabili casalinghe di mezza età che al mattino ti svegliano col profumo di apple pie appena sfornata, cucinano uova strapazzate solo per te sul piano cottura a otto fuochi ed è tutto lovely oppure awful. Chiome bionde gonfie di bigodini, mariti dediti al DIY con una cura maniacale per le siepi e i muretti a secco, moquette beige inverosimilmente morbide e immacolate anche al piano terra. Carte da parati, maxischermi e divani a quadri, figli e nipoti visibili solo in formato A4 appesi alle pareti del salottino. Ma i nani da giardino vestiti da surfisti flippati fanno sorgere dubbi.

Non è neanche un paese per deboli, e come dice chi c’è nato, ha solo due stagioni: giugno e l’inverno. Il binocolo che è in ogni casa non è chiaro se serva a scambiarsi segnali coi vicini o scrutare il cielo per prevederne le evoluzioni. Che si trovino davanti un allevatore, un pescatore o il marito della Betty, il vento piega, l’oceano scava, l’inverno tempra. E alle sei del pomeriggio, allevatore, pescatore, Betty e marito di Betty sono tutti connessi al social network preferito.

E quindi figli e nipoti dove sono? Glasgow è un ingorgo di auto, vetri specchiati e residui industriali; la periferia di Edimburgo una sequenza ininterrotta di casette grigie dalle finestre a riquadri, tetto ardesia e giardinetto curato ai lati del corto vialetto. Per percorrere le quaranta miglia tra una città e l’altra ci son volute due ore, pare d’essere in tangenziale alle otto e mezzo del mattino e ti viene pure da chiedere: ma se lavorate a Glasgow perché diavolo vi siete presi casa a Edimburgo? Il Royal Mile è un troiaio di souvenir tartan e persone di tutti i tipi, il Fringe festival aggiunge un ulteriore livello di casino, sgomitare per uscirne al più presto e guadagnare le vie laterali.

Ecco, i figli e i nipoti delle Betty che sono sopravvissuti a un’infanzia coi surfisti da giardino è qui che hanno trovato rifugio. E adesso capisco meglio anche Trainspotting.

(Il viaggio poteva finire a Eilean Donan. Inverness è infestata dalla vicinanza di Loch Ness, Nessieland è un carrozzone turistico costruito dal nulla sul nulla intorno a un lago pure bruttino e visibile solo dal molo di imbarco delle crociere. Per il nulla, che se anche ci fosse stata davvero, Nessie, se ne è andata da mò a farsi i cazzi suoi in una baietta tranquilla delle Shetland)

P.S: Il mare mi è mancato tanto, e qualcuno dovrebbe inventare il teletrasporto per i viaggi di ritorno, che mi sono da sempre antipatici, e l’autolavaggio di tutte le robe sporche. Dopo aver chiuso la porta e mollato lo zaino in un angolo, ho resistito in casa il tempo di una lasagna, un aggiornamento sulla crisi di governo e due puntate di La Casa di Carta, poi fuori in bici che anche te mi sei mancata, e sei bella quando sei ancora quasi vuota.

“Lust For Life” – Iggy Pop

5 pensieri su “Alcune cose che ho imparato della Scozia/#3 (Scegliete la vita)

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